Veganesimo Musicale

Foto presa da questo bel sito

È da un un po’ che ho in mente di tornare a scrivere sul blog.

Prima di ripartire ho pensato di farmi un giretto su internet per vedere cosa fosse successo di nuovo nel mondo dei vinili e mi sono imbattuto in questo articolo che per certi versi mi ha lasciato senza parole.

La tesi riportata è che il ritorno del vinile sia in definitiva un male per il pianeta terra perché, se già negli anni settanta non potevamo permetterci la produzione di dischi fatti di quel materiale cattivone che è la plastica, oggi siamo arrivati a livelli di inquinamento tale che il sistema dell’industria musicale non è più sostenibile.

Ogni vinile dunque è un pugnalata al nostro povero pianeta al contrario della musica in streaming, invece, che è un boccata di ossigeno per gli esseri umani in quanto immateriale e non inquinante.

Di avversatori del vinile ce ne sono sempre stati (ne parlavo in tempi non sospetti qui o qui) ma in questo caso parliamo di vero e proprio veganesimo musicale.

Sono rimasto senza parole, come dicevo, perché per me questo ragionamento fa acqua da tutte le parti e ancora oggi non c’è mezzo di riproduzione musicale più ecologico del vinile soprattutto se confrontato con il digitale.

Quello che l’articolo non dice, infatti, è che gran parte della rinascita del vinile è basata sul riutilizzo di dischi di trenta e quaranta anni fa (riutilizzo, dice qualcosa?) e che la stampa e la vendita di dischi nuovi, in termini di numeri, è un qualcosa di residuale rispetto a quanto già esistente.

Mettici che:

  • un disco ha una vita media di almeno 30 anni rispetto ai 2 di un device tecnologico,

  • a differenza delle playlist di Spotify, è un oggetto che tende a farsi riascoltare (per cui viene assorbito meglio e inquina di meno),

  • soprattutto, quando non viene usato se ne sta riposto in un armadio e il suo lettore viene spento per cui non consuma nulla (a differenza degli smartphone che sono sempre accesi).

Senza contare che l’amante dei dischi in vinile impara presto a prendersi cura dei propri dischetti perché sa bene che un disco ben conservato è un disco che suona meglio e che ha un valore collezionistico più alto.

E una persona che sa qual è l’importanza di prendersi cura di un oggetto materiale è più probabile che sia attenta all’ambiente rispetto a un accumulatore seriale di oggetti vari in ferro e silicio quali sono gli uomini evoluti digitali del nostro tempo.

Ciascuno di noi, infatti, dall’arrivo della tecnologia digitale di massa (diciamo più o meno quindici anni fa),  ha accumulato almeno una decina tra telefoni, tablet e computer, oggetti oggi completamente inservibili ma che resteranno ancora per migliaia di anni sul nostro pianeta prima di poter essere smaltiti. Se questo valesse anche solo per un decimo della popolazione mondiale parliamo di sette miliardi di pezzi di ferro da smaltire. brrr…

A questo va aggiunto che anche se fisicamente non la vediamo e la musica di Spotify per noi risulta liquida, tutto quello che c’è su internet in realtà giace in enormi capannoni pieni zeppi di computer sempre accesi che, in termini di energia e di calore, consumano molto più di tutte le poche fabbriche di vinili ancora esistenti.

Avendo un blog di vinili potrei essere di parte, ma insomma, giudicate voi quale sia il mezzo più ecologico.

Mentre ci pensate accendo l’impianto e metto su un disco degli anni 70, magari Rainbow Takeaway di Kevin Ayers, uscito ad Aprile del 1978 ma che suona ancora benissimo…

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4 Comments

  1. Rispondi
    Nico 23 aprile, 2018

    Analisi che condivido in toto. Avevo letto pure io in passato questa che io chiamo “frignaccia” post-contemporanea 2.0…:) Siamo nell’era del veganesimo applicato a tutto campo…ahinoi non solo nell’ambito alimentare.
    La cosa però che fa più riflettere è che oggi si tende a portare avanti e a rendere come “verità” le opinioni di pochi (perchè poi parliamo di pochi e isolate “menti”) a discapito di tantissimi altri che la pensano in modo contrario.
    Diventa quindi una forma di “dittatura”, un pensiero unico che non ammette ragionamento critico. Alla minima proposta di riflessione queste menti illuminate rispondono sempre con ripetute frasi fatte: “eh ma ormai il mondo sta andando in quella direzione”, “si ma la globalizzazione ce lo impone” “eh bisogna cambiare…andare oltre…” ect…
    Per me possono pensare a tutto quello che vogliono però almeno la musica in vinile lasciatemela lasciatemela intatta…in fondo chiediamo poco…solo di ascoltare la nostra viva passione con le orecchie, il cervello e il cuore…! 🙂
    Un caro saluto e buona musica a tutti!

    • Rispondi
      SHRC 30 aprile, 2018

      Ciao Nico, io la vedo in maniera un po’ più leggera. Ci stanno persone che dicono fregnacce e che ogni tanto mi diverto a prendere in giro, ma poi si torna a casa e amici come prima. Nessuno ce la tocca la musica. Un caro saluto a te e buone cose

  2. Rispondi
    il barman del club 2 maggio, 2018

    ho letto molto volentieri il tuo articolo, perché bisogna mettere subito in chiaro che per gente come noi, amanti (o malati) di questo supporto, nessuno potrà mai buttarlo in una discarica. Hai ragione, quando dici che gli smartphone, essendo sempre accesi, inquinano continuamente, in tutti i sensi. Il vinile sarà anche una religione, sarà anche un oggetto in senso lato, ma il piacere di ascoltare la musica non come sottofondo d’intrattenimento, ma come passione vera e propria, è qualcosa che ti entra dentro e non ti abbandona più !!!

    • Rispondi
      SHRC 8 maggio, 2018

      Parole sante! 🙂 Ciao

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