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Yes: Tales from Topographic Oceans ovvero ‘Del Bello in Musica’

Elements from yes tales from topographic oceans by SHRC

L’album Tales from Topographic Oceans degli Yes ripropone una questione estetica cara ai filosofi dell’arte dai tempi della “Critica della Ragion Fracica” di Kant che suona più o meno così:

L’arte (in questo caso la musica) per essere bella deve assecondare i gusti del pubblico e, quindi, sarà tanto più bella quanto più sarà “accessibile” senza sforzi dello spettatore, oppure può esistere un’opera d’arte che sia indipendente dai gusti del pubblico, che pretenda che sia quest’ultimo a fare un piccolo sforzo per essere compresa, ma che, nonostante questo, possa comunque essere considerata bella?

Come succede sempre nella filosofia di questi tempi, entrambe le tesi sono corrette e percorribili.

Ogni volta che si parla di quest’album degli Yes, quindi, a seconda se chi scrive appartiene all’una o all’altra corrente, lo giudica una schifezza inascoltabile oppure una delle cose più importanti della musica moderna.

E’ lo stesso Jon Andreson, cantante del gruppo ed ideatore del “concept”, a spiegare che non siamo di fronte ad un disco qualsiasi:

Robert Wyatt ’68 – il Sacro Gra(al) della Scena di Canterbury

Wyatt '68 Front

english versionENGLISH VERSION

Non credo di esagerare dicendo che Saluzzi’s Home Record Collection è il sito italiano che ha gioito di più in assoluto all’uscita di Robert Wyatt ’68, un album pubblicato lo scorso martedì 8 ottobre 2013 e contenente le registrazioni fatte da Robert Wyatt ai TTG Studios di Los Angeles nell’ottobre del 1968, esattamente 45 anni fa.

Dico così in parte perchè in Italia di Robert Wyatt non frega niente a nessuno, in parte perchè proprio di queste session ho parlato diverse volte nel blog, in maniera anche approfondita.

Il contesto è noto ai lettori della saga Jimi Hendrix + Soft Machine che potete trovare qui.

I due gruppi tennero un lungo tour negli Stati Uniti durante gran parte del 1968 al termine del quale i Soft Machine si sciolsero e mentre tutti gli altri tornarono in Inghilterra, Robert Wyatt restò a Los Angeles ospite a casa di Jimi Hendrix e a passare le giornate ai TTG Studios (gli studi dove furono incisi Velvet Underground e Nico, Freak Out di Zappa e Waiting for the Sun dei Doors tanto per dirne qualcuno).

Mirabolanti avventure alla ricerca del vinile perfetto in Olanda

Olanda on Vinyl

Da un po’ di tempo a questa parte anche io non riesco a controllare l’irresistibile richiamo del vinile e quando sono in viaggio la mia mania dei vinili si trasforma in una mania di ricerca di negozi di dischi.

Ogni volta che entro in un negozio di dischi vivo delle avventure nuove e quando, una volta tornato a casa, mi ritrovo fra le mani un disco che ho acquistato durante un viaggio, la storia del disco si fonde con quella del negozio dove l’ho acquistato e con le persone con cui ero, con gli stati d’animo, i ricordi e le sensazioni di quel posto.

Sono da poco stato ad Amsterdam, la terra perfetta per mirabolanti avventure a caccia di vinili.

Architetti al Triton

Soft machine

Sebbene per difendere questi vecchi padelloni neri (parlo di vinili, naturalmente) a volte devo prendere le parti dell’ “homo analogicus”, chi mi conosce bene sa che io sono tutt’altro che contrario alle nuove tecnologie ed al digitale in generale, anzi.

Quando poi riesco ad assaporare le potenzialità di Internet, come in questa storia, per qualche attimo mi sento un vero e proprio uomo del mio tempo.

Probabili incontri ravvicinati con i Dire Straits

Dire Straits signed memorabilia, vinyl,

Dopo due mesi di duro lavoro finalmente l’album era pronto.

La sera che arrivarono le prime copie stampate di Never Told a Soul negli uffici della Phonogram di Londra il produttore Phill Brown decise di fare un rinfresco per festeggiare l’evento.
John Illsley, che era alla sua prima prova da solista, chiese di far partecipare anche tutti i dipendenti del piano.

L’entusiasmo era alle stelle anche perché alla festa avrebbero partecipato i membri del gruppo di John che lo avevano aiutato nella realizzazione di questa sua fatica: i Dire Straits, naturalmente.

40 anni sullo stesso pianeta (Gong’s Radio Gnome Invisible)

SHRC Gong 1

Il rischio che si corre avendo un blog come questo è che per essere attuale alla fine ti ritrovi a parlare di gente che muore o di album che compiono trenta o quarant’anni.

Anche se qualche volta non ne ho potuto fare a meno (tipo qui, qui, qui o qui) è una cosa che cerco di fare il meno possibile, più che altro perché penso che siano due motivi tristi per parlare di musica.
SHRC è un blog che parla della musica degli anni ’60 e ’70 come fosse pittura Rinascimentale o un concerto di Bach. Lo scopo non è (solo) rimpiangere con tristezza periodi giovanili andati (che tra l’altro anagraficamente spesso non ho vissuto), ma celebrare delle indiscusse vette dell’ingegno umano mai più raggiunte prima e dopo.

Detto questo, ho scritto questo post per celebrare il quarantennale di una delle opere più importanti della storia della musica “rock” o “pop” come volete voi.

Forse non è il massimo della coerenza ma questo disco è troppo importante per lasciar passare la cosa così.

Giuro solennemente, però, che è l’ultima volta che parlo di un disco solo perché ricorre il suo anniversario. L’ultima fino alla prossima, naturalmente 🙂

Nuovi Cimeli del Record Store Day 2013 (Nuda dei Garybaldi e Pink Floyd)

Record Store Day, Pink Floyd

Garybaldi vinyl cover

Così come già successo lo scorso anno, al post sul Record Store Day non può che seguire il post sul resoconto della giornata.

Ricomincio da Third (dei Soft Machine)

La recensione del capolavoro dei Soft Machine Third

LP Robert Wyatt third soft machine

Questa combinazione fortunata di feste, ponti e fine settimana mi hanno lasciato finalmente un po’ di tempo da dedicare al blog che ultimamente stavo un po’ trascurando.

Dovendo ricominciare, ho deciso di farlo alla grande pubblicando alcune rielaborazioni fatte con GIMP di un album che a giusto titolo può essere definito il “Disco” della Saluzzi’s Home Record Collection: Third dei Soft Machine.

Les LITFIBAs – I Litfiba e la Francia

gruppo anni 80

Aggiornato a dicembre 2014

Dopo la pubblicazione originaria di questo post (poco meno di due anni fa, che al giorno d’oggi corrisponde ad un’era geologica), grazie ad alcune novità come:

  • il revival della musica anni ’80 esploso la scorsa estate,
  • la partecipazione azzeccata di Pelù come giudice di talent
  • la reunion del gruppo originario per riproporre sul palco l’esecuzione integrale della Trilogia del Potere (i primi tre album della band),

l’immagine dei Litfiba è stata molto rivalutata.

Litfiba Trilogia Live 2013 Locandina

Ed era ora, perché chi c’era all’epoca sicuramente ricorderà che per tutti gli anni ’80 e fino agli inizi dei ’90, i Litfiba sono stati un gruppo di culto.

Quando ero alle scuole medie Piero Pelù era una specie Jim Morrison de’ noantri e c’era gente che si era creata una reputazione quasi leggendaria solo per essere riuscito ad ascoltare una volta l’Eneide di Crypton.

Poi a seguito di scelte artistiche dubbie, tra cui una scissione che, come cantato da Elio e le Storie Tese, non ha giovato a nessuno, siamo arrivati negli anni 2000 in cui l’immagine del gruppo rock italiano per eccellenza aveva raggiunto livelli a tratti imbarazzanti.

La dubbia reputazione perdurava ancora quando, verso la fine del 2012, ho iniziato a documentarmi per questo post che parla del rapporto che il gruppo di Pelù e soci hanno avuto con la Francia e la musica francese. Anche allora, però, era chiaro di come il gruppo racchiudesse ricordi e sensazioni comuni ad un’intera generazione di italiani.

Spero che questo articolo possa rievocare almeno un po’ questi ricordi ed essere un piacere come lo è stato per me.

Litfiba, Desaparecido, 3, Paname, copertine album francese

Le copertine francesi dei primi album dei Litfiba

I primi album dei Litfiba furono lanciati anche in Francia con delle edizioni ad hoc per quel mercato e non poche volte il gruppo passò le Alpi per partecipare a concerti o apparizioni televisive.

Sebbene nel 1983 parteciparono ai Rencontres Trans Musicales di Rennes, un festival che ha ospitato tutti i musicisti più importanti francesi ed internazionali, e sebbene ancora nel 1993 parteciparono al festival francofono Dour Music Festival insieme a Noir Desir e Wampas, il tentativo di “esportazione” non ebbe il successo sperato (basta cercare su google.fr per capire che i Litfiba oggi non se li fila nessuno) ed il gruppo tornò nel belpaese per proseguire la propria carriera costellata di successi.

Questo l'ho preso dal sito di Les Wampas!

Questo l’ho preso dal sito di Les Wampas!

L’esperienza francese, però, lasciò il segno nella musica dei Litfiba. E dato che i Litfiba a loro volta ebbero una grande influenza sul rock italiano di lì a venire, l’obbiettivo  di questo post è quello di far notare quanto la musica italiana di quegli anni ha avuto, a sua insaputa, un influsso proveniente d’oltralpe.

Negli anni ’80 in Francia si sviluppò un movimento musicale che prendeva le mosse dalla stessa musica anglosassone a cui si ispiravano i gruppi italiani (punk, dark e new wave). Da bravi ultranazionalisti, però, i francesi cercarono di fondere questi elementi al loro background musicale per creare qualcosa di originale.

I migliori risultati di questi esperimenti vengono citati direttamente da Piero Pelù in un’intervista presente su Proibito, la loro biografia ufficiale che però in questo momento sta dentro uno degli scatoloni del mio trasloco e non posso citare testualmente 🙂 .

Ad ogni modo Piero diceva che la scena musicale francese è stata un caos per molti anni fino a quando non sono arrivati i Mano Negra ed i Negresses Vertes a dargli una direzione.

Dei Mano Negra ne ho già parlato in questo post. Ditemi se non hanno qualcosa dei Litfiba:

Nonostante Manu Chao sia diventato famoso in Italia ai tempi di Clandestino come cantante “spagnolo”, in realtà è figlio di spagnoli (il padre, Ramon, è un noto giornalista di Le Monde trasferitosi da giovane a Parigi) ma è nato e cresciuto in Francia.

I Negresses Vertes sono l’altro gioiello di quel periodo.

Non so quanto siano famosi in Italia (avendo vissuto per un po’ in Francia io ho la percezione traviata del fenomeno), ma se qualcuno non li conosce, gli consiglio caldamente il primo disco Mlah.

Titolo: Mlah – Artista: Les Negresses Vertes – Etichetta/N. serie: Rhythm King Records ‎– LEFT LP11 – Formato: Vinyl, LP – Paese: UK – Anno: 1989 (originale) – Data di acquisto: 13 giugno 2012 – Prezzo: GBP 5,50 – Venditore: Privato di Norfolk tramite Ebay.

Composti essenzialmente da gitani, i Negresses Vertes sono stati una carovana che negli anni ’80 ha saputo conciliare gli elementi anglosassoni “moderni” alla musica tradizionale francese e mediterranea in generale, strizzando l’occhio anche ai Gipsy King.

Il risultato è questo album sbalorditivo che in patria è valso al gruppo una fama che si portano avanti ancora oggi.

Purtroppo Helno, leader e mente dei NV fece in tempo a realizzare un buon secondo album (Famille Nombreuse) prima di morire di overdose a 29 anni. Da allora il gruppo, che ancora oggi è in attività, non ha fatto altro che cavalcare la scia alternando a rari dischi di inediti (spesso non di altissimo valore) compilation, live, remix, e riadattamenti dei primi due album.

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I Litfiba in diverse canzoni hanno sempre mostrato delle influenze estranee sia al loro background iniziale (fatto sostanzialmente di dark e new wave) sia a quello successivo di El Diablo & co. (Rock con influenze Country).

L’esempio più eclatante è questo:

Cosa c’entra una fisarmonica in un gruppo che si rifà ai Joy Division?

Percussionista dei Litfiba, Candelo

Stessa cosa potremmo dirla di Candelo, il percussionista che da Pirata in poi entra in pianta stabile nell’organico dei Litfiba. Oppure dei ritmi “mediterranei” che troviamo ancora anni dopo in canzoni come Lacio Drom o Tammurriata.

Che questi elementi siano un bagaglio che i Litfiba si sono riportati dai loro viaggi francesi?

Cosa ne pensate?

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Le foto del, finora, unico album dei Litfiba presente nella Saluzzi’s Home Record Collection:

Titolo: Pirata

– Artista: Litfiba – Etichetta/N. serie: Rhythm King Records ‎– LEFT LP11 – Formato: Vinyl, LP – Paese: Italia – Anno: 1989 (originale) – Data di acquisto: 13 giugno 2012 – Prezzo: GBP 5,50 – Venditore: Privato di Norfolk tramite Ebay.

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Dacci Oggi il Nostro Rock Quotidiano

Quando uscì l’album INFINITO (inizi del 1999) scrissi una recensione del disco che oggi è possibile leggere QUI

I Litfiba sono i protagonisti anche di un altro post dedicato al TOUR di TERREMOTO

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Del Lago Maggiore e dei Vinili Progressive

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Da qualche anno a questa parte la maggiore parte delle vacanze le passo sul Lago Maggiore, che è il posto più bello del mondo (anche perchè è dove è nata Lady SHRC).

Quando sono lì, uno dei miei passatempi preferiti è andare alla ricerca di mercatini che abbiano vecchi dischi in vinile. Quando mi resta del tempo libero (e non sono alla ricerca di vinili) spesso mi dedico ad un’altra mia passione: la fotografia.

In questo post vorrei unire le due passioni in una terza: scrivere un Post di vinili e di fotografie sul Lago Maggiore.