Parlando di dischi solisti (di membri di Pink Floyd e Yes)

Wakeman - 6 mogli Costa

Diciamocelo, la vita di gruppo è stressante.

Sballottati di qua e di là per mesi senza una casa, senza un punto di riferimento, senza una famiglia.

Per non parlare delle registrazioni in studio: ogni cosa deve passare al vaglio degli altri e c’è sempre quel bassista sbruffoncello che vuole dire la sua;  d’altronde le cose più importanti le ha scritte lui…

E’ proprio dura!

La storia, però, parla chiaro, i casi di solisti che hanno lasciato un gruppo in attività per intraprendere una propria carriera migliore, o anche solo alla pari di quella del gruppo precedente, si contano su una mano.

Sting… Peter Gabriel… Paul McCartney… e non me ne vengono più in mente.

Per fortuna hanno inventato gli album solisti, una boccata d’aria fresca per il musicista stressato dalla quotidianità. Sto parlando di quegli album pubblicati da un musicista mentre il suo gruppo di riferimento è ancora attivo. Il concetto è spiegato bene qui.

In genere questi album non hanno alcuna pretesa commerciale, non sono un “dovere” nei confronti del pubblico e/o della casa discografica ma un vero e proprio sfogo per il musicista che, finalmente, può scrivere, arrangiare e registrare un album senza giudizi ed imposizioni dall’esterno, ma come gli piace.

E proprio per il fatto di essere solo un divertissement spesso sono delle vere e proprie chicche!

Spulciando nella SHRC, ne ho trovati abbatanza da farci un bel post sopra, tutti o quasi di membri di Pink Floyd e degli Yes (strano 🙂 ).

David Gilmour di David Gilmour

Gilmour Fronte

Non è possibile iniziare un discorso sugli album solisti senza passare per David Gilmour.

A differenza del compagno di merende Roger Waters (l’unico del gruppo che ha avuto una lunga, seppur non trionfale, carriera solista), il chitarrista dei Pink Floyd è stato fedele per tutta la sua carriera al gruppo che gli ha dato la notorietà.

Ciò non toglie che Gilmour abbia pubblicato tre album solisti (e che sembra ne stia preparando un quarto per il 2014), ognuno in un periodo preciso della propia carriera.

Questo, il primo in assoluto, viene registrato nello stesso periodo in cui i Pink Floyd stanno realizzando the Wall e la personalità di Waters sta strabordando ed iniziando a creare malcontenti tra gli altri membri del gruppo (non è un caso che in quel periodo tutti e tre i restanti Floyd registrarono album solisti).

Fino ad allora Gilmour aveva composto per intero solo una manciata di brani ed il disco è quindi la prova del fuoco del chitarrista.

Lo dico subito con la lacrimuccia: l’album non è un capolavoro.

La maggior parte dei brani sono strumentali e ricordano brani dei Floyd tipo Run Like Hell o Confortably Numb dove però il chitarrismo inconfondibile di Gilmour è orfano delle idee musicali e delle parti cantate che i Pink Floyd insieme sapevano creare ed il brano migliore (There’s No Way Out of Here) è in realtà una cover.

Anche se il mitico sound gilmouriano è ben presente nel disco, i soli di chitarra sostenuti da anonimi giri di basso e batteria suonati dagli amici di infanzia dei Jokers Wild sono “un po’ poco” per reggere un intero album.

Gilmour on SHRC

Come già detto, questo fu più uno sfogo artistico personale che un tentativo di intraprendere una carriera solista.

Il vero tentativo fu fatto invece 6 anni dopo quando, con About Face, Gilmour cerca di ricollocarsi nel mondo del lavoro dopo lo scioglimento definitivo dei Pink Floyd. All’album seguì anche un minitour ma il marchio Gilmour attirava poca attenzione da parte del pubblico.

Fortunatamente dopo un po’ decise di riunirsi con due dei tre vecchi compagni, rifondare i PF e avere altri 10 anni di carriera più che dignitosa.

Titolo: David Gilmour – Artista: David Gilmour – Etichetta/N. serie: Harvest ‎– SHVL 817 – Formato: Vinyl, LP, Gatefold – Paese: UK – Anno: 1978 (originale) – Data di acquisto: agosto 2012 – Prezzo: Regalatomi da mio fratello e la sua futura moglie – Venditore: Bancarella di Amsterdam.

Questa copia di David Gilmour mi è stata regalata da mio fratello durante il primo sopralluogo ad Amsterdam prima di trasferirsi lì.

In barba alle mode del momento, dopo un anno ha deciso di tornare in Italia. Grande!

Di avventure olandesi ne ho già parlato.

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The Six Wives of Henry VIII di Rick Wakeman

Wakeman - 6 mogli Fronte

Il disco solista per antonomasia fatto dal musicista solista per antonomasia, che pur non avendo mai avuto una carriera solista conta sul suo sito ufficiale oltre 100 ALBUM a suo nome (figuriamoci quanti ne avrebbe fatti se avesse intrapreso detta carriera).

Grazie anche a una copertina facilmente riconoscibile e ad un tema accattivante del concept, il disco all’epoca ebbe una discreta risonanza ed ancora oggi è molto famoso anche tra i non addetti ai lavori.

La storia è molto semplice, durante il tour che seguì l’album Fragile, Wakeman acquista per caso un libro sulle mogli di Enrico Ottavo (non è la prima volta che parlo di un concept degli Yes che deriva da un libro trovato per caso durante un tour, strana la vita 🙂 ), comunque al capellone mantellato gli viene l’idea di riprendere un pezzo strumentale che sta suonando durante i live di quei giorni, di espanderlo, di suddividerlo in sei parti (tante quante le mogli di Ilrico Ottaro) ed ecco fatto un concept album interamente strumentale con le tastiere che la fanno da padrona, una cosa tutto sommato nuova per l’epoca.

Personalmente sono molto legato a quest’album perchè quando ero giovane (e comprare dischi era abbastanza proibitivo) trovai a poco prezzo un bootleg degli Yes chiamato White Album che avrò ascoltato migliaia di volte. Registrato per gran parte nel 1972, in scaletta c’era proprio il Rick Wakeman Solo di cui stiamo parlando che era tra i miei pezzi preferiti in assoluto. Quando da adulto ho scoperto che quel brano era diventato quest’album l’ho amato spassionatamente fin da subito.

Wakeman - Cavaliere Mantellato

Rick Wakeman: Il capellone mantellato

Yes White Album

La copertina del Bootleg White Album con il Rick Wakeman Solo che poi diventerà le 6 Mogli.
Una versione (meno bella) del Solo è presente anche nell’album YesSongs

Wakeman - 6 mogli Nixon

Le sei mogli di Nixon: scattata in un museo delle cere, sullo sfondo della foto di copertina con Wakeman ed Enrico VIII e mogli compare il busto di Richard Nixon

Disco D'oc

Il biglietto lasciatomi dal signore di Disco D’Oc, il negozio di Torino dove ho comprato l’album

Titolo: The six wives of Henry VIII – Artista: Rick Wakeman – Etichetta/N. serie: A&M ‎– SLAM 64361 – Formato: Vinyl, LP, Gatefold – Paese: Italia – Anno: 1973 (originale) – Data di acquisto: 4 aprile 2013 – Prezzo: € 5,00 – Venditore: Disco D’oc, negozio di dischi di Torino già presente nella pagina Negozio di Dischi.

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Beginnings di Steve Howe

Howe - Beginnings Fronte

Esordio solista di un altro membro chiave degli Yes, il chitarrista Steve Howe, un altro dei miei idoli chitarristici di gioventù (un po’ meno di Gilmour solo perchè i suoi pezzi erano molto più difficili e, a parte Mood for a Day, non sono mai riuscito a suonare niente di suo 🙂 ).

Questo album l’ho scoperto da grande e lo trovo molto bello. Le tre righe di commento di Wikipedia dicono tutto quello che c’è da dire:

“L’album contiene 9 brani piuttosto diversi fra loro, che mettono in luce l’eclettismo e la versatilità di Howe, che spazia dal pop (Australia) al ragtime (Ram) al folk (Will O’ the Wisp) alla musica classica (Beginnings) al rock progressivo puro (Nature of the Sea), scegliendo per ogni genere, all’interno della sua vastissima collezione, la chitarra più adatta. Alcuni brani di Beginnings rimangono fra i meglio riusciti della lunga carriera solistica di Howe: Nature of the Sea è forse uno dei pochi esempi di “Howe quintessenziale”; Ram, quasi una gemelle polistrumentistica di The Clap (The Yes Album) è stata più volte abbinata a quest’ultima nei concerti di Howe o degli Yes. Dal punto di vista tecnico, la debolezza di questo album è, secondo molti, la voce di Howe., le composizioni sia strumentali che vocali sono ottime e fanno presagire il fatto che, sebbene i pezzi più importanti degli Yes sono usciti a firma congiunta dei vari membri, Howe ha sicuramente ricoperto un ruolo importante dal punto di vista compositivo”.

Un copertina fantastica realizzata da quel Roger Dean che aveva già creato l’universo grafico del gruppo Yes abbinata a canzoni straordinarie da un punto di vista compositivo che fanno pensare che, sebbene i brani più famosi degli Yes uscissero a nome di tutto il gruppo, Howe aveva un ruolo determinante durante la loro nascita.

L’unica pecca è che le parti vocali sono scritte come se fosse Jon Anderson a doverle cantare (cantante degli Yes con la voce da castrato), ma quando poi le canta Howe, per arrivare fin lassù è costretto a stiracchiare le sue corde vocali fino all’inverosimile.

Unico neo di un disco altrimenti straordinario.

Titolo: Beginnings – Artista: Steve Howe – Etichetta/N. serie: Atlantic ‎– ATL 50 151 – Formato: Vinyl, LP, Gatefold – Paese: Germany – Anno: 1975 (ristampa) – Data di acquisto: 31 luglio 2012 – Prezzo: € 8,90 – Venditore: Music & Video, negozio di dischi di Aix en Provence dove avevo comprato questo bootleg dei Pink.

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Di un altro paio di dischi solisti ne avevo già parlato in passato:

Nick Mason's Fictitious SportsNick Mason’s Fictitious Sports

L’album di Nick Mason che se gli togli i baffi capisci che si tratta in realtà di Carla Bley

 

Signed vinyl

John Illsley – Never Told a Soul

Il primo e misconosciuto album solista di John Illsley, il bassista dei Dire Straits.

 

Quali altri dischi solisti sono rimasti?

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3 Comments

  1. Rispondi
    allelimo 16 Febbraio, 2014

    non ne conosco nessuno, a parte l’orrido e inascoltabile disco di Nick Mason.
    però ti sei dimenticato i due lp di syd barrett 🙂

    • Rispondi
      SHRC 16 Febbraio, 2014

      I due lp di Syd Barrett sono stati un tentativo, fallito, di intraprendere una carriera solista e non dischi solisti come inteso nel post. Fictitious Sports orrido e inascoltabile? Parliamo dello stesso disco?

  2. Rispondi
    allelimo 16 Febbraio, 2014

    mmh. sì, hai ragione tu, quelli di barrett non valgono. mi ero fermato alla parte dove parlavi di “quegli album pubblicati da un musicista mentre il suo gruppo di riferimento è ancora attivo”, ma in effetti per barrett il caso è diverso.

    per il disco di nick mason, sì, assolutemente: comprato nel 198x appena uscito, riascoltato a distanza di venti e poi trent’anni, mi fa schifo come il primo giorno. nonostante wyatt, è per me completamente inascoltabile 🙂

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