Discogs: Sta diventando un problema?

discogs

In questi periodi di lockdown più o meno serrato, i siti che vendono vinili online, e Discogs in particolare, stanno facendo incetta di visite e di vendite.

L’utilizzo massiccio di queste piattaforme, però, ne sta mostrando i limiti. Seguendo gruppi pubblici di Facebook come DISCOGS ITALIA (ai cui post si ispira questo articolo e da cui provengono molte foto) sembra evidente che l’esperienza su Discogs negli ultimi tempi sia notevolmente peggiorata.

In questo articolo analizziamo i problemi più frequenti riscontrati dagli utenti cercando, dove possibile, una soluzione.


Disclaimer: visto che la specie umana non sta vivendo un periodo di particolare concordia e fratellanza, prima di essere sommerso dagli insulti ci tengo a precisare che io sono stato uno dei primi fan di Discogs – anzi in realtà lo sono ancora – e che nelle prove pratiche sullo stato della vendita dei vinili online (visibili qui quella del 2015 e qui quella del 2018) l’ho sempre ammesso esplicitamente.

Va detto, inoltre, che l’articolo si concentra sul marketplace del sito e sul modo di valutare il valore di un disco. Resta invece imprescindibile per altre funzioni come ad esempio distinguere tra le diverse edizioni di un disco.


La descrizione delle condizioni del disco

Essendo una piattaforma “social”, Discogs mette sullo stesso piano il venditore professionista e gli utenti privati e questo vale sia quando inseriscono nuove edizioni di un album, che ci potrebbe anche stare, ma anche quando vendono.

E qui nascono i problemi.

Mettere sullo stesso piano i professionisti e i venditori dei 4 dischi di papà rende complicato capire l’affidabilità del venditore.

Qualcuno potrebbe dire che esistono i feedback delle transazioni passate che costituiscono il “ranking” del venditore. Il problema è che in un mercato con 5 milioni di dischi venduti e centinaia di migliaia di utenti c’è sempre qualcuno che non conosce il meccanismo ed è disposto a comprare.

.. c’è solo quache graffietto che non incide sull’ascolto…

A questo va aggiunto che su Discogs, stavolta a differenza di Ebay, la vendita non è corredata da foto dell’oggetto ma si basa solo sulla valutazione che ne da il venditore e, come si sa, ogni scarrafone è bello a mamma soja… soprattutto quando lo vuoi dare via.

E’ capitato quindi di acquistare un disco con copertina catalogata come NM (Near Nint, se non sai cosa vuol dire vedi qui) e vedersi arrivare questa cosa qui:

Seguendo il gruppo Facebook, la mancata corrispondenza tra la descrizione sul sito e il disco che arriva a casa è una delle tipologie di post più gettonati.

I costi di spedizione

Un altro enorme problema è che, proprio sotto emergenza Covid, la piattaforma ha pensato bene di modificare il sistema di inserimento dei prezzi di spedizione rendendo tutto enormemente più complicato.

Un po’ per incapacità, un po’ per effettiva difficoltà (ci sono decine di post sul gruppo di persone disperate che non riescono a settare i prezzi corretti, per cui non deve essere proprio una cosa for dummies) la maggior parte dei dischi al giorno d’oggi ha costi di spedizione più alti della media.

Un esempio:

Foto presa dal sito pieno zeppo di informazioni della Discoteca di Stato

Nell’ultima fiera del disco a cui sono riuscito ad andare personalmente (il Music Day di Roma) ho acquistato questo disco di Umberto Bindi – ragazzi sto invecchiando e mi piace questa roba qua… – per 20 euro.

Lo stato di conservazione per me è NM ma giudicate voi:

Se volessi sapere da Discogs se ho fatto un buon affare la questione sarebbe complicata. Sbirciando al volo sulla pagina dell’edizione (magari proprio mentre sono davanti al venditore – cosa che l’etichetta della compravendita di vinili considera di cattivissimo gusto, ma a noi uomini del XXI sec. che ce frega dell’etichetta) troverei:

Nel Marketplace lo trovo a 7 euro contro i 20 di quello che ho in mano. Non mi sembra affatto un buon affare.

Se mi fermassi altri 5 secondi a vedere le statistiche riportate poco sotto o nella pagina del marketplace le cose già cambierebbero:

Qui la media è € 9,50 (ricordate che Discogs fa le medie INDIPENDENTEMENTE dallo stato di conservazione, che è pura follia ma così è…) ma comunque abbiamo almeno un pollo che l’ha acquistato a 25 euro, quindi non mi sentirei il più pollo dell’universo.

Questi valori, però, NON TENGONO CONTO DELLE SPESE DI SPEDIZIONE. Prendendole in considerazione le cose starebbero diversamente:

bindi problemi discogs

Oscillando le spese di spedizione tra i 7,5 e 10 euro, la media delle persone che lo ha acquistato a 9,50 (indipendentemente dallo stato di conservazione) l’ha comunque pagato intorno a 20 euro.

C’è anche da considerare che stiamo parlando di musica italiana acquistata da venditori italiani. Se andiamo all’estero il problema è ancora peggiore. Guardate quanto costa un edizione della versione americana del primo album solista di Diana Ross che io ho acquistato fisicamente a 10 euro in stato diciamo VG-/VG (resto umile):

Le copie su Discogs

Nonostante la pagina dell’album dica che posso averlo a $ 1,99, il prezzo più basso che possiamo avere è di € 14 per una versione con copertina G+ (!!!!) proveniente dalla Norvegia mentre la copia VG/VG a prezzo più basso inclusi i costi di spedizione viene € 20,75.

Insomma nonostante le apparenze dovrei pagare di più o, come nel caso di Bindi, al massimo 1 o 2 euro in meno, senza sapere in che condizione sia realmente il disco, quando arriverà e, soprattutto, IN CHE STATO ARRIVERA’.

Problemi di spedizione

Un altro problema non indifferente che va affrontato seriamente, infatti, è quello del trasporto dei dischi.

Oltre alla sfiga, che è il problema principale, l’effettivo sovraccarico degli spedizionieri ma anche e soprattutto la scarsa professionalità del venditore che non utilizza imballaggi idonei e/o usa spedizioni non corrette (tipo il piego di libri – cosa che in genere fa smadonnare il postino) sta facendo sì che ogni giorno nel gruppo c’è qualcuno che si lamenta di non aver ricevuto un pacco, oppure che si è visto recapitare dischi in questo stato:

A questo è da aggiungere che in questo periodo i dischi provenienti dall’estero arrivano mediamente in tempi molto più lunghi e che la Brexit sta sconvolgendo le spedizioni da e per il Regno Unito (uno dei mercati di vinili più importanti) portando enormi ritardi e tasse doganali suppletive da pagare all’arrivo che rendono ancora più sconveniente l’acquisto.

Un mercato completamente sballato

La maggior parte dei problemi fin qui esposti, però, possono essere evitati, o almeno ridotti di molto, facendo acquisti oculati da venditori seri, meglio se non troppo distanti da casa.

Il danno più grande che Discogs sta però facendo al collezionismo di vinili è quello di mandare letteralmente in tilt le quotazioni dei dischi.

Prezzi troppo bassi…

Non essendo modificabili, i prezzi di spedizione molto alti stanno portando alla tendenza di abbassare il prezzo del disco per mantenere un costo finale accettabile. Discogs però non è solo un marketplace ma anche e soprattutto il posto dove molta gente va per capire il valore di un disco.

Leggendo delle statistiche del genere:

Sono le statistiche del disco di Diana Ross

Un neofita tenderebbe a pensare che pagare questo album più di € 1,66 sia un cattivo affare, senza pensare però che magari a questo si devono aggiungere 25 euro di spedizione (perché arriva dall’America), che è in uno stato pietoso (perché nessun venditore vende un disco NM a un euro e 66) e che magari arriverà dopo un mese spaccato in due…

…e prezzi folli

A questa tendenza ne fa da contraltare un’altra che, vuoi per speculazione, vuoi per ignoranza del reale valore, sta aumentando vertiginosamente i prezzi di alcuni dischi.

Un esempio è La Voce Del Padrone di Franco Battiato, uno dei dischi fondamentali della musica leggera italiana (per carità) ma che è molto facile da trovare e che tra l’altro, essendo la stampa della copertina di qualità non altissima, la stragrande maggioranza delle copie in circolazione è in cattive condizioni.

Ebbene, secondo la guida VinilValore (la guida al mercato dei dischi in vinile italiani la cui ultima edizione è uscita qualche mese fa) l’edizione originale del 1981 vale 10 euro in formato EX, mentre su DiscoMania (l’altra guida la cui versione più aggiornata però mi risulta del 2013) il disco NON è riportato nella discografia di Battiato, il che significa che il valore è inferiore a € 10.

Andando poi a cercare su Popsike, il sito che traccia tutte le vendite avvenute realmente online, vediamo che questo disco fino a qualche mese fa è stato venduto a prezzi intorno ai 20 euro:

Ecco, andate a controllare su Discogs. Al momento è impossibile prenderlo a meno di € 50 con picchi fino a € 100

la voce del padrone problemi discogs

E, ripeto, non parliamo di una rarità ma di un disco che ha venduto centinaia di migliaia di copie la maggior parte delle quali si presume siano ancora esistenti da qualche parte.

La stessa cosa, ad esempio, la vediamo con Pigro di Ivan Graziani (altro grandissimo album). Anche in questo caso le vendite su Popsike si attestano sui 20-25 euro

Discomania lo quota 15 euro, Vinilvalore 20, mentre su Discogs va dai 100 ai 200 (!!!)

Potrebbe anche essere che stiamo vivendo un cambiamento di valutazione di mercato per i dischi italiani degli anni ’70 e ’80 (come avvenne ad esempio per i dischi di progressive italiano che da fondi di magazzino divennero improvvisamente dischi costosissimi – storia molto interessante raccontata da John N. Martin qualche anno fa nel suo blog) ma qui il fenomeno è veramente “schizofrenico” e basta che un venditore fissa un prezzo a caso che trova immediatamente altri venditori che gli vanno dietro.

Il prezzo di un disco, però, è fatto non solo dalla richiesta del venditore ma anche da quanto l’acquirente è disposto a spendere. Anche se tutte le copie su Discogs costano molto caro poi nessuno se le compra per cui non significa necessariamente che quel disco valga così tanto.

Conclusioni: che fare

Se potessi dare consigli direttamente a Discogs gli direi di evidenziare bene nelle statistiche che i valori riportati non tengono conto dello stato di conservazione del disco e dei costi di spedizione, elementi che possono incidere moltissimo sul valore (il primo) e sul costo effettivo (il secondo).

Per gli utenti, Discogs resta comunque un sito imprescindibile per identificare l’edizione del disco che ci interessa, tuttavia non dobbiamo prendere come oro colato i valori statistici riportati e, se decidiamo di acquistare tramite questa piattaforma, scegliamo molto oculatamente il venditore.

Venditori non ci si improvvisa e saper valutare un disco da vendere e, soprattutto, saperlo imballare e spedire in modo che arrivi integro non è una cosa scontata.

Resta il fatto che la cultura vinilica non può nascere e morire dentro un solo sito, restano importanti le guide cartacee per la valutazione dei dischi (come le già citate Vinilvalore e Discomania per i dischi italiani oppure la Rare Records Price Guide di Record Collector per il mercato inglese e la Record Album Price Guide di Goldmine per quello americano). Resta fondamentale frequentare negozi di dischi fisici e fiere dove si possono intrecciare relazioni che sono ancora oggi il miglior canale di trasmissione di cultura vinilica.

Torna sempre utile, poi, frequentare gruppi appassionati come quelli di Discogs Italia e quello dei Collezionisti Italiani di Vinile su Facebook oppure, perché no, leggere questo sito o il nostro libro VINILE ISTRUZIONI PER L’USO.

Viva il Vinile. AS


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5 Comments

  1. Rispondi
    Paolo Petrucciani 1 Febbraio, 2021

    Io compro dischi in vinile da 50 anni. Sono assolutamente convinto che il valore di un disco è determinato dalla musica che c’è dentro e non da mercanti di dischi senza scrupoli che gettano fumo negli occhi degli sprovveduti. Detto questo, anche io, visto il periodo che stiamo attraversando, acquisto molto su discogs ed anche su Amazon Devo dire che, per ora, non ho avuto grossi problemi nel riscontro delle valutazioni date dal venditore nè nel confezionamento ( sempre eccellente devo dire ). Frequento anche un negozio di dischi e, recentemente, mi è capitato di acquistare dischi MINT in negozio che costavano meno che sulle piattaforme suddette. Io ci perdo, comunque, un po’ di tempo nel cercare tra i vari venditori e nel verificare i giudizi precedenti. Purtroppo, molti sono diventati cultori del vinile ora, solo sull’onda recente della vinilmania: questo è il problema principale che sta rovinando il mercato. Sprovveduti che si fanno infinocchiare dai volponi di turno, Chi compra dischi dagli anni 60, come me, sa ben valutare il reale valore di un vinile, perchè possiede cultura musicale e conoscenza del reale valore di mercato. Un’ultima notazione; i dischi in edicola. Io sono uno di quelli che li compra: la collana De Agostini del prog italiano è eccellente sotto ogni punto di vista: edizioni curatissime, fedeli all’originale, vinile di qualita’ eccellente, incisioni ottime. Viene denigrata solo dai mercanti tagliagole a cui queste edizioni hanno tolto la possibilita’ di lucrare su dischi che erano artatamente stati fatti diventare delle rarita’. Scusa per la lunga dissertazione.

    • Rispondi
      Anto Saluzzi 1 Febbraio, 2021

      Ciao Paolo anche io la penso come te. L’articolo vuole però far prendere consapevolezza del problema e aiutare anche e soprattutto chi si sta avvicinando adesso a questo mondo e finisce tra le grinfie dei volponi. Sono contento di quello che dici sui dischi in edicola perché ti assicuro che fino a 2, 3 anni fa in edicola sono uscite cose indecorose. Questo conferma che la qualità delle ristampe di questi ultimi tempi è molto migliorata.

  2. Rispondi
    Paolo Petrucciani 1 Febbraio, 2021

    Almeno nel caso di questa collana direi di si. Io ne acquistati una 40ina su un totale di 100, perchè molti titoli li avevo gia’ ovviamente. Mi è capitato un solo vinile difettoso ( molto ondulato ), che mi è stato cambiato senza alcun problema. Fai bene ad insistere sull’educazione dei neofiti. Ma a loro arrivano queste lettere?

  3. Rispondi
    michele lenzi 2 Febbraio, 2021

    Faccio una premessa fondamentale

    Non ho MAI comprato un solo disco via web, è un mio limito lo ammetto, quindi non posso aggiungere niente a questo discorso, però qualche idea me la sono fatta .

    Giro, per quanto possible i mercati del disco, ma soprattutto i mercati dell’antiquariato, poichè solo la visione diretta e personale del disco decide l’acquisto; alcune volte ho desistito dall’acquisto benchè il disco era tenuto bene perchè… la copertina puzzava terribilmente di muffa, di bagnato e di cantina umida interrata; vedendo le foto via web questo non è possibile, l’acquisto diretto con il venditore ti permette anche di risparmiare qualche euro se ti metti d’accordo; se poi il venditore lo vedi diverse volte non dico che ti diventa tuo amico, ma un occhio di riguardo te lo fa per i prossimi acquisti; Inoltre in questi mercati girando più volte intorno agli stands riesci a fare degli affari insperati; ho comperato una volta Main Offender (1992) di keith richards a 22 euro e un altro stand a 10 metri lo vendeva a 80!!! Non solo, capisci anche quali sono gli stands da evitare per prezzi sempre alti, e altri stands da visitare spesso poichè trovi dischi che altri non hanno; compero anche cd

    da circa una decina d’anni con il boom della mania dei vinili, molti dischi, anche quelli che hanno meno mercato, hanno subìto un incremento sporpositato dei prezzi; non avete idea di quante volte mi sono pentito di non aver preso dischi una decina di anni a prezzi modici ed oggi sono quadruplicati senza nessun motivo; purtroppo è la legge del mercato

    Discogs lo uso solo per vedere le varie edizioni delle pubblicazioni

    le collane della De Agostini sono fatte veramente bene: edizioni ben curate, con libretti interni, prezzi onesti, rispetto ai negozi, ma soprattutto trovo una qualità del suono soddisfacente: Ho tutta la collana del jazz ( 100 dischi) tutta la discografia dei Beatles e dei Queen e per ora non ho trovato un disco con dei problemi.

    • Rispondi
      Anto Saluzzi 2 Febbraio, 2021

      Grazie Michele sono d’accordo dalla prima all’ultima parola del tuo commento. A presto

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