Le sette vite di Careful with that axe EUGENE

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Non è un mistero che il periodo che va dall’uscita di Syd Barrett alla pubblicazione di Dark Side of the Moon sia il mio periodo dei Pink Floyd preferito, e quando mi si presenta l’occasione di ascoltare qualcosa che non avevo mai ascoltato prima mi ci butto a capofitto.

E’ quello che è successo qualche giorno fa con questo Bootleg:

Complete paradiso tapes - late show (front)

Complete paradiso tapes - late show (back)

Assieme all’analogo Paradiso Early Show, il CD contiene l’esibizione integrale dei Pink Floyd del 23 maggio 1968 al Paradiso di Amsterdam, due concerti tenuti a Roma nello stesso periodo e qualche outtakes della colonna sonora di More.

Vale a dire le più “antiche” registrazioni dei Pink Floyd dopo l’uscita di Syd Barrett dal gruppo.

Oltre ad una versione di 9 minuti di Let There Be More Light, brano dell’album A Saucerful of Secrets (che all’epoca non era ancora uscito) decisamente raro da ascoltare live, la cosa che mi ha incuriosito di questo CD è Keep Smiling People, pezzo a me totalmente ignoto della lunghezza di ben 11 minuti.

Dopo aver ascoltato il disco ho scoperto che Keep Smiling non è altro che una versione embrionale di Careful with that Axe Eugene.

E’ incredibile come appena scavi un attimo nella storia dei Pink Floyd di quel periodo esce fuori qualcosa che è una versione precedente o una versione alternativa di Careful.

Ho deciso, quindi, di dedicare questo post alle sette (proprio sette!) vite di Careful with that axe Eugene.


Proto-Eugene

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Dopo un esordio promettente durato qualche mese, all’inizio del 1968 i Pink Floyd dovettero rinunciare a Syd Barrett, leader carismatico nonchè autore di quasi tutti i brani che non aveva retto la botta del successo (per dirla con un eufemismo), e si trovarono all’improvviso con un nuovo chitarrista (David Gilmour) ed un repertorio tutto da rifare.

Il 4 aprile di quell’anno, a meno di due mesi dall’avvicendamento Barrett-Gilmour, i nuovi Pink registrarono la colonna sonora di The Committee, un b-movie surrealista diretto da Peter Sykes.

Tra i brani ne compare uno intitolato The Confession, un’improvvisazione all’organo di Rick Wright basata su un unico accordo accompagnato dal basso che suona la nota su due ottave ed altri suoni prodotti dagli altri membri (Sul box A Tree Full of Secrets, il Vangelo delle rarità dei Pink Floyd, un frammento del brano è pubblicato come The Committee part 7 nel volume 5).

Ad un ascolto neanche troppo attento risulta chiaro che il pezzo è un primo abbozzo di quello che in seguito diventerà Careful with that axe.

Nei concerti di quel periodo, probabilmente proprio a partire dal minitour olandese da cui è tratto il bootleg citato all’inizio, dovendo crearsi un nuovo repertorio, i quattro proposero una versione estesa di Confession che ribattezzarono, appunto, Keep Smiling People.

Passa poco più di un mese ed in quel periodo di grande creatività del gruppo, cambia tutto di nuovo.

Il 25 giugno 1968, infatti, i Pink registrano una breve session negli studi della BBC per promuovere il loro nuovo album (a Saucerful of Secrets) trasmessa l’11 agosto successivo da Top Gear, programma di punta della radio nazionale inglese, presentato da John Peel (quello che ha copiato l’idea del mio blog, ricordate?).

Nella session viene ripreso lo stesso motivo, presentato per l’occasione con il nome di Murderotic Woman (a volte riportato nella versione “censurata” Murderistic Women).


Lato A: Point me at the Sky/ Lato B: Careful with that axe, Eugene

PointMeAtTheSky

Il 17 dicembre 1968, 6 mesi dopo, finalmente Careful with that axe, Eugene viene pubblicato ufficialmente per la prima volta come B Side del singolo Point Me at the Sky.

Il singolo è l’ultimo tentativo dei Pink Floyd di aggredire il mercato dei 45 giri con un disco contenente pezzi inediti e non tratti da LP, mercato a cui i Pink Floyd di Syd Barrett avevano puntato più volte ma che con il nuovo corso stavano abbandonando.

Finalmente il titolo è quello definitivo ed il brano assume le caratteristiche che lo consacreranno alla storia:

dopo un inizio strumentale simile alle versioni precedenti, la pronuncia del titolo “Careful with that axe, Eugene!” dà il segnale ai 4 musicisti che si lanciano in un crescendo che conduce il discorso verso un’esplosione musicale suggellata dal celeberrimo Urlo di Waters (famoso quasi quanto l’Urlo di Munch).

Il brano diventa subito un pilastro dei concerti dei Pink Floyd e già ad aprile del 1969 il gruppo, che ha ormai preso una nuova direzione, quando decide di registrare i loro cavalli di battaglia dal vivo per farne un album che – almeno nelle intenzioni – avrebbe dovuto essere la versione definitiva del repertorio dell’epoca prima del suo abbandono, inserisce anche Careful tra i pezzi scelti.

Il live uscì qualche mese dopo con il titolo di Ummagumma, il famosissimo doppio disco pubblicato dalla band il 25 ottobre 1969.

Le loro intenzioni, però, furono disattese dato che Careful with that axe Eugene avrebbe avuto ancora diverse reincarnazioni ed una lunga vita nei live e nelle registrazioni della band.


Variazioni sul tema: The Man and the Journey & Zabriskie Point

Antonioni Zabriskie Point

La nuova direzione che i Pink Floyd avevano preso, a cui mi riferivo parlando di Ummagumma, era costituita dalla suite in due parti intitolata The Man e The Journey, una sorta di concept costituita da brani vecchi e nuovi rielaborati e riproposti in un’unica suite con un filo conduttore comune.

Careful naturalmente non poteva mancare nel nuovo lavoro ed una versione venne inserita in The Journey (la seconda parte) con il titolo Beset By Creatures of the Deep.

Di Beset ci sono almeno due versioni molto diverse tra loro.

La prima è quella suonata durante un’altra session per la BBC del 12 maggio 1969 quando il gruppo presentò, sempre a Top Gear, la loro nuova suite.

All’epoca probabilmente i Pink Floyd pensavano che il materiale sarebbe finito in un album di inediti per cui cercarono di non far sembrare Beset by Creatures troppo simile a Careful.

In questa versione, dunque, il brano fa un passo indietro somigliando molto più a Murderotic Woman che alla Careful ufficiale pubblicata sul singolo.

Dopo qualche mese, un minitour con una manciata di concerti tra Inghilterra e Olanda, e la pubblicazione un po’ caotica di due album (More e Ummagumma) che contenevano molto materiale di The Man and the Journey, i Pink Floyd probabilmente abbandonarono l’idea di pubblicare il lavoro su disco.

Tanto valeva, quindi, far ritornare i brani più simili ai loro originali.

Nella versione live più famosa di Man and Journey, quindi, quella del 17 settembre 1969 al Concertgebouw di Amsterdam, Beset by the Creatures of the Deep torna ad essere nient’altro che Careful with that axe sotto altro nome.

Ma non è finita qui.

A metà novembre il gruppo interrompe temporaneamente il loro tour perpetuo per fare una deviazione su Roma dove per due settimane restano rinchiusi in uno studio di registrazione di Via Urbana per creare la colonna sonora del film di Michelangelo Antonioni Zabriskie Point. Di questa esperienza, tutto sommato negativa, se ne è parlato a dismisura quindi è inutile soffermarcisi troppo. I Pink Floyd crearono dal nulla ore di musica molto buona che veniva continuamente scartata dal regista italiano.

Quello che ci interessa qui, però, è che alla fine dei soli 3 brani che finirono nel film, uno di questi (Come In Number 51, Your Time Is Up) altro non era che l’ennesima revisione con minime variazioni di Careful.


L’ultimo urlo: il Live a Pompeii

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Ci vorranno ancora più di 3 anni prima che il gruppo trovi definitivamente la propria strada e registri il disco che cambierà di nuovo tutto consacrandoli nell’olimpo della musica: the Dark Side of the Moon.

Poco prima dell’uscita dell’album (che quest’anno festeggia 40 anni), c’è il tempo per far uscire un film-documentario realizzato dal regista francese Adrian Maben che ha filmato un concerto senza pubblico del gruppo nell’arena di Pompei e lo ha montato assieme ad altri pezzi in studio.

Il film, intitolato semplicemente Live at Pompeii è secondo me una delle cose migliori in assoluto fatte dai Pink Floyd e, questo sì, un vero e proprio testamento del gruppo che fu prima della fase “planetaria” (ma proprio per questo non esente da critiche) iniziata con Dark Side.

Nel loro testamento di questo periodo non poteva mancare Careful, stavolta suonata nella sua versione definitiva.

Il brano non è più uno strumentale ma, oltre al titolo ed all’urlo, Waters sussurra altre parole evocative che si sposano bene con l’atmosfera “spettrale”.

Finalmente eccola:


Simbolo di un’epoca

Non è un caso che con l’arrivo della fase delle “certezze”, un brano come Careful with that axe, Eugene, che aveva sempre rappresentato la ricerca ed il miglioramento, cessa di essere funzionale.

Dopo essere stato presente sotto varie forme praticamente in tutti i live del gruppo dal maggio del 1968, i Pink continuano ad eseguire Careful per qualche mese dopo l’uscita di Dark Side of the Moon fino al concerto di Vienna del 13 ottobre 1973 quando viene suonata per l’ultima volta.

Da quel momento, a parte un caso nel 1977, il pezzo viene abbandonato per sempre dal gruppo.


Appendice 1: Guida all’ascolto

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  1. The Confession (The Committee part 7) – Colonna sonora del film The Committee – Aprile 1968
  2. Keep Smiling People – Live at the Paradiso il 23 maggio 1968
  3. Murderotic Woman – Live at BBC – registrato il 25 giugno 1968, trasmesso l’11 agosto
  4. Careful with that axe Eugene – B Side del 45″ Point Me at the Sky – registrato il 4 novembre 1968, pubblicato il 17 dicembre
  5. Careful with that axe Eugene – Live in Ummagumma – registrata il 2 maggio 1969 a Manchester, pubblicato il 25 ottobre
  6. Beset by the Creatures of the Deep – Live at BBC – registrato il 12 maggio 1969, trasmesso il 14 maggio
  7. Beset by the Creatures of the Deep – Live at Concertgebouw il 17 settembre 1969
  8. Come in Number 51, your time is up – Colonna sonora del film Zabriskie Point – novembre 1969
  9. Careful with that axe, Eugene – Live at Pompeii – registrata all’Europasonor di Parigi tra il 13 ed il 20 dicembre 1971

Appendice 2: Careful with that TRIVIA

Dato che le curiosità musicali ed i “songfacts” sono una delle cose che vanno di più, chiudo questo post con alcune cose simpatiche riguardo alla canzone.

L’origine del titolo

I Pink non hanno mai svelato chi fosse Eugene ed a cosa si riferisse il titolo, certo che il fatto che Point Me at the Sky, il lato A del singolo che la conteneva, iniziasse con: “Hey, Eugene, this is Henry McClean” potrebbe aver influito.

Secondo un’altra teoria, il titolo potrebbe riferirsi ad un certo “Eugene Craft” serial killer che negli anni ’60 fu sospettato di aver compiuto una serie di omicidi con l’ascia in Inghilterra.

Altri ancora ritengono che il brano sia un “omaggio” a Jerry Garcia, il chitarrista dei Grateful Dead, anche lui tra il cast della colonna sonora di Zabriskie Point, a cui mancavano due dita tagliategli inavvertitamente dal fratello con una ascia.

Il sito Seedfloyd, inoltre, fa notare come nello slang rocchettaro inglese fighetto “axe” era un modo simpatico per chiamare la chitarra. Il titolo quindi sarebbe una specie di gioco di parole.

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I produttori di questa chitarra hanno preso troppo alla lettera il gioco di parole 🙂

Numeri e Record

  • Come già detto, Careful fu suonata sotto varie forme praticamente in tutti i concerti dei Pink Floyd dal Live al Paradiso il 23 maggio 1968 al live al Wiener Stadthalle di Vienna il 13 ottobre 1973;
  • In realtà il brano fu eseguito un’altra volta durante il tour di Animals il 9 maggio 1977 all’Almeda Coliseum di Oakland in California. L’esperimento non fu mai più ripetuto;
  • Con il tempo le versioni del brano si dilatavano e tra il 1970 ed il 1973 la durata media era di 10-12 minuti. La versione più lunga in assoluto che sono riuscito a trovare è quella suonata allo Sportpaleis Ahoy di Rotterdam il 3 aprile del 1971: Il bootleg AHOY MATE, IT’S 1971 riporta un tempo di Careful di 17:10;

Altro ancora…

– Sebbene il singolo Point Me at the Sky fu di scarsissimo successo (ed a dire il vero la canzone era anche abbastanza bruttina), il disco vanta il record per numero di edizioni differenti. Ne esistono davvero un’infinità:

– L’edizione più curiosa è sicuramente quella egiziana, famosa perchè è l’unica stampa in vinile dei Pink Floyd del mondo arabo di cui si abbia notizia. In quei paesi, infatti, il vinile non ha mai preso piede e prima del CD i cammelli leggevano solo le cassette.

La copertina era generica uguale a questa:

– Nella suite The Man and the Journey il brano era preceduto da Green is the Colour; questo abbinamento piacque tanto al gruppo e fu ripetuto numerose volte anche dopo l’abbandono della suite. A volte le due canzoni sono legate come fossero due parti di un unico brano;

– Tra i vari titoli veri o presunti del brano, la palma di titolo più singolare va agli ideatori del Bootleg Antiques & Curious; avendo intuito che qualcosa non andava in Beset by Creatures della BBC, cambiano il titolo in “Careful With That Pipe Wrench, Larry”

– La versione standard di Careful with that axe è in Re Minore; per la colonna sonora di Zabriskie point il brano fu risuonato in Mi Minore;

– Nella versione “matura” del brano, Careful with that Axe è uno dei pochissimi brani di musica pop che presenta un Crescendo musicale. Il cambiamento della dinamica musicale (vale a dire il passaggio dal “piano” al “forte“), tecnica ampiamente utilizzata nella musica classica, nella musica moderna è sostanzialmente scomparsa, lasciando la regolazione della dinamica e dell’intensità del volume “all’hardware” e non ai musicisti.

– Ultima, il titolo del brano è il soprannome di Toby Oliver, insegnante di chitarra del South Somerset. Mi sarebbe piaciuto imparare la chitarra da uno che si fa chiamare “Careful with that axe Eugene”


I Pink Floyd sono da sempre uno dei miei gruppi preferiti e nel blog se ne parla spesso e volentieri.

Anzi, il primo post in assoluto del blog iniziava una mini saga che parlava dei rapporti tra i Pink Floyd e la Scena di Canterbury.

Tutto il resto lo trovi sulla MAPPA DEL SITO


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13 Comments

  1. Rispondi
    allelimo 27 Settembre, 2013

    bel post
    a differenza del brano, che esemplifica perfettamente la differenza tra i pf con barrett e quelli, banali, barrett-free…
    🙂

    • Rispondi
      saluzzishrc 28 Settembre, 2013

      Da una parte sono d’accordo, sia perchè i Pink di questo periodo hanno gestito molto male le loro pubblicazioni (lasciando le cose migliori inedite), sia perchè nello specifico Careful è un pezzo “istintivo” fatto tutto di emozioni e non di tecnica o di genialità compositiva.

      Sto ascoltando un sacco di cose, però, e quando il gruppo era in forma e la qualità sonora del bootleg è accettabile per me quelli 69-71 continuano ad essere i Pink FLoyd migliori di sempre.
      Di fronte al live a Montereux o al live per la BBC al Paris Cinema del 71 mi dispiace ma non c’è PF di Barrett che tenga.

  2. Rispondi
    milius 29 Novembre, 2013

    E DELLA VERSIONE DAL VIVO A ROMA PALAEUR 1971 DOVE ALLA FINE DEL BRANO CHE SFUMA LUNGHISSIMO GLI APPLAUSI TARDANO AD ARRIVARE PERCHE’ SONO TUTTI IN TRANCE, NE VOGLIAMO PARLARE??????????????

    • Rispondi
      SHRC 29 Novembre, 2013

      sì sì parliamone 🙂 e quante altre se ne potrebbero dire sui Pink Floyd a Roma…

  3. Rispondi
    Ivan 27 Novembre, 2014

    Ciao,

    ho da poco scoperto un’ottava versione! Nel bootleg “CAREFUL WITH THESE TRACKS” (registrato nella primavera del ’69, negli stessi giorni e sedi di Ummagumma) ci sono alcune versioni alternative degli stessi pezzi, più una “Interstellar Overdrive” che non è stata pubblicata su Ummagumma, forse per motivi di spazio (qui ho trovato gli mp3: http://depositfiles.com/files/vok4luwac). Normalmente mi sono sembrate peggiori di quelle ufficiali (guarda caso…), ma “Careful with that axe, Eugene” è… SENZA L’URLO!! Sentire per credere… comunque secondo me l’urlo c’era, semplicemente non è finita sul mix finale la traccia audio.

    Ivan

    • Rispondi
      SHRC 1 Dicembre, 2014

      Ciao Ivan, anche secondo me è la seconda che hai detto. L’urlo c’è ma non si vede ( o meglio non si sente). Di questo bootleg ne girano diverse versioni ed è il concerto che, dopo un po’ di taglia e cuci e qualche sovrincisione, è finita sul disco live di Ummagumma. Saranno peggiori degli originali ma il valore storico è inestimabile.

  4. Rispondi
    Ivan 4 Dicembre, 2014

    Quello che mi colpisce (dopo anni di ascolto “attento” dei Pink Floyd) è quanto sia migliore il disco ufficiale di queste esecuzioni “parallele”, registrate negli stessi giorni: o gli autori dei mix sono dei veri maghi (può essere, in alcuni punti la musica mi sembra proprio IDENTICA a quella ufficiale, che quindi “odora” fortemente di cut&paste), o i PF avevano giornate sì (e molto, le versioni ufficiali continuano a sembrarmi capolavori, anche dopo anni di ascolti) e giornate no (in questo bootleg ci ho sentito stecche, note/effetti un po’ a sproposito, troppa velocità – ad esempio in A Saucerful of Secrets, nel bootleg mi sembra di sentire le… MIE interpretazioni da completo dilettante, mentre la traccia finita su Ummagumma è solenne e perfetta!).

    La cosa potrebbe starci con l’idea che fossero meglio o peggio “fatti” a seconda del giorno, ma non vorrei cascare nei miti dei “maledetti del rock”, probabilmente molto esagerati: va bene che Barrett ci ha lasciato prima la testa e poi anche la pelle, ma tutti gli altri (a parte la malattia di Wright che potrebbe non entrarci nulla con eccessi vari) sono ora 70enni in eccellente forma, nonché tipici facoltosi gentiluomini inglesi. Non esattamente quanto ci sarebbe da aspettarsi da chi per anni si è fatto quotidianamente acidi, no?

    • Rispondi
      SHRC 5 Dicembre, 2014

      Il gruppo sapeva quando stavano facendo una registrazione ufficiale (oltre a quella di cui parli tu c’è quella Concertgebouw del 69 o quella di Montereux del 70) quindi secondo me in questi casi stavano un po’ più attenti alla performance.
      Senza contare che comunque registravano su multipista in modo da poter tagliare o riregistrare qualche canale che non andava.

      Nelle altre serate… non serviva sfondarsi di acidi per suonare “così così”, bastava un ambiente strapieno di fumo e di fattoni, un viaggio di 10-12 ore su un furgone per arrivarci ed un paio di cannoni o qualche birra. Il tutto ripetuto OGNI sera per mesi. Vedi come suoni.

      Comunque anche io ho sentito delle versioni di Celestial voices di Saucerful con il cantato di Gilmour da far accapponare la pelle 🙂

  5. Rispondi
    aqvarivs 4 Dicembre, 2015

    e se ti chiedessi di passarmi qualcosa del fantastico quinquennio che anch’io ritengo sia il migliore in assoluto dei PF (anche se purtroppo non c’è molto del periodo: esordi/1966..)?

  6. Rispondi
    Herod 12 Gennaio, 2018

    Ciao! Una precisazione. A Pompeii il brano non fu suonato in tonalità diversa. Le pellicole cinematografiche, quando passate in tv o dvd, a causa della differenza di scorrimento (24 fotogrammi contro i 25 televisivi), subisce un’accelerazione che, naturalmente, influisce anche sul suono. Il brano fu suonato nella stessa tonalità di sempre.

  7. Rispondi
    loris 24 Aprile, 2018

    ogni bootleg una versione diversa ,specialmente nelle parti di farfisa, sono un fanatico di cwtae, il miglior pezzo rock strumentale di tutti i tempi ( amio parere ovvio)

    • Rispondi
      SHRC 30 Aprile, 2018

      Come strumentale, con tutti gli strilli che si è fatto Waters in 20 anni di esecuzioni di Careful sul palco 🙂
      Ciao.

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