Cresciuti a pane e Progressive

L’uscita del libro Vinile Istruzioni per l’Uso mi ha permesso di allargare la cerchia degli appassionati con cui scambiare due chiacchiere. Ultimamente ho conosciuto Massimo Sega, in arte Max, un divoratore onnivoro di musica di Torino.

Recentemente Max mi ha inviato un testo che racconta cosa significava ascoltare la musica negli anni ’60 e ’70, un testo che ha il chiaro intento di far venire qualche luccicone agli occhi di chi, in quegli anni, ha vissuto di pane e progressive 🙂

Lo pubblico qui. Buona lettura [Anto Saluzzi]:

Quando è nata la mia passione sfrenata per la musica? Ma soprattutto, quando e dove è nato tutto il mio sfrenato amore per la musica progressive?
Ma alle scuole medie, ovviamente! La cosa potrebbe sembrare strana ai ragazzi di oggi che a quell’età si stordiscono di video di improbabili influencer e che ascoltano musica (anche se chiamarla così mi sembra di commettere un vero delitto) partorita da Trap-esseri abominevoli (e continuo ad essere sempre troppo buono).

All’epoca io e la mia prog-gang di compagni di scuola ascoltavamo PFM, Jethro Tull, Pink Floyd, Emerson, Lake & Palmer ovviamente tutto rigorosamente in vinile, o, al massimo, in musicassetta.
Con loro si è cementata la mia passione farcita di vinili e di concerti – e che concerti! – Genesis, King Crimson, Santana… la quintessenza del piacere in musica. Queste sono le mie radici musicali che ho affinato negli anni a seguire durante le mie estati agresti nelle dolci colline delle Langhe e del Roero, nella casa dei miei zii.

A quei tempi era la radio a farla da padrona.

Appuntamenti fissi erano “Per Voi Giovani”, “Popoff”, “Alto Gradimento” e “Supersonic”.

E dato che le tecnologie erano anni luce indietro rispetto a oggi (pur essendo tutto più genuino ed entusiasmante), mi divertivo a registrare dalla radio gli spezzoni dei brani che mi piacevano con un mangianastri corredato di microfono.

E quei 3 minuti di un brano dei Jethro Tull di un album che magari doveva ancora uscire erano delle vere chicche da ascoltare e riascoltare sino alla nausea…

Insomma, non c’era l’inarrestabile overdose musicale raggiunta oggi ma noi ce la creavamo da soli sentendo migliaia di volte lo stesso disco 🙂

Signori e signore, il Garrard

In seguito, ma non molto tempo dopo, ci fu l’avvento di un oggetto mito di quegli anni. Il Garrard, un vecchio giradischi portatile con altoparlanti staccabili, che avevo portato nella suddetta casa di campagna degli zii dopo aver ricevuto in regalo il mio primo e tanto desiderato impianto HI-FI a Torino.

Poggiato su un tavolino da campeggio, il Garrard faceva bella mostra di se nel cortile della casa ed esplodeva a tutto il vicinato i suoni per allora strani e tecnologici di King Crimson, Yes e affini.

E questi suoni nuovi, affascinanti ma trasgressivi, suscitavano non poche reazioni contrastanti: c’era chi li percepiva come un’assurda accozzaglia di rumori, chi riusciva con difficoltà estrema a digerire la pesantezza e la complessità di suoni che permeava quella musica. Chi invece, come mio padre, apprezzava molto, e ancor oggi, quando si parla ad esempio di Pink Floyd, li considera come uno dei miti musicali di sempre.

Io e uno dei miei amici di allora, il Claudio, cresciuti con la stessa passione per la musica, passavamo i nostri pomeriggi festivi in centro a Torino, perlopiù da Maschio (ahimè che tristezza scoprire che al suo posto ora c’è una delle tante insulse catene di abbigliamento scadente a buon prezzo) per girovagare tra gli scaffali alla ricerca di qualche novità da acquistare. Qualche pezzo pregiato si riusciva sempre a trovare.

E poi le corse a casa, la cura maniacale con cui si “scellofanavano” gli LP, l’ardore quasi infantile con cui si guardavano e riguardavano le copertine e con cui si leggevano i testi e le note sui musicisti e infine il momento clou: il disco infilato nel foro del piatto e la testina che scendeva lentamente sul primo solco e quello strano gracchiare che faceva da preludio alle prime sublimi note dell’album.

Ecco partire i commenti sulla qualità del suono, sui passaggi e sulle melodie, “alza un po’i bassi”, “diminuisci gli alti”, “inserisci il loudness”, “senti che suono queste casse”.. insomma.. ogni volta un vero e proprio rito.

La magia e l’entusiasmo di quando eravamo giovani sono purtroppo irripetibili ma fortunatamente le emozioni di ascoltare un disco in vinile sono rimaste le stesse.

A differenza di tanti altri generi musicali, che hanno esaurito il loro discorso nel giro di qualche anno, poi, il Progressive resiste alle mode e alle intemperie e continua a dare frutti ancora oggi.

LA STORIA CONTINUA?


Questo post mi ha fatto venire in mente un vecchio cavallo di battaglia del blog: 10 motivi per cui preferisco i vinili

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15 Comments

  1. Rispondi
    Andrews_83 18 Novembre, 2020

    Bravo Max ! un racconto di un periodo storico che spiace non aver vissuto direttamente.. Lo assaporiamo dalle tue parole, dalle tue pillole musicali che dispensi sempre da grande intenditore e appassionato e, soprattutto, dai tuoi infiniti vinili!! Bravo

  2. Rispondi
    squonk60 18 Novembre, 2020

    grazie Andre ! ma se vuoi ti aiuto a riviverlo quel periodo storico.. ascoltando qualcuno di quei vinili..

  3. Rispondi
    Ninan 18 Novembre, 2020

    Grazie Max per il bellissimo articolo che racconta molto bene una scena musicale eccezionale di un tempo ormai passato, ma che rimarrà per sempre, a differenza dei rumori di sottofondo che è certa musica attualmente di moda.
    Stay rock!

  4. Rispondi
    Tony 18 Novembre, 2020

    Grazie Max, bellissimo articolo che mi ha riportato indietro nel tempo a quando da ragazzino sentito il nuovo LP dalla radio partivo in pullman dalla periferia (45 minuti) per arrivare in Torino centro e comprare il disco nei negozi storici di vinile. Ricordo che i dischi nuovi avevano un odore particolare e me li gustavo guardando la copertina ancora prima di ascoltarli. Ora, purtroppo, basta un click per sentire una canzone… Ma non è la stessa emozione di quei tempi. Un saluto a tutti i malati di vinile.

    • Rispondi
      Mik 19 Novembre, 2020

      Bellissimo articolo Max. Non ho vissuto da adolescente il periodo del prog anni 70, ma l’ho scoperto e apprezzato successivamente. Mentre i negozi storici di dischi come Maschio e Rock n Folk li ho frequentati e ho un bellissimo ricordo. Mi riconosco nella maggior parte delle cose da te descritte e mi piacerebbe tornare a quei tempi.

  5. Rispondi
    Pino 18 Novembre, 2020

    Bellissimo articolo, grazie Max. Come vorrei tornare indietro nel tempo per rivivere anche solo 5 minuti l’emozione di un LP appena uscito e correre da Maschio o Rock’n’Folk per acquistarlo. Il suono del vinile è una cosa che non ha confronti. Ho da poco rimesso in funzione il mio vecchio impianto stereo di 33 anni fa. Funziona ancora bene e soprattutto l’ascolto degli LP ha un suono meraviglioso per le mie orecchie.

    • Rispondi
      squonk60 27 Novembre, 2020

      E ti ricordi Reporter records in piazza Solferino ? E vogliamo parlare di Ricordi in via Lagrange ? era così magico trascorrere i pomeriggi tra gli scaffali di quei negozi ! Ora però lo si può rifare… sono tanti e molto validi i negozi di vinile di Torino… per fortuna che ci sono Enrico, Andrea e gli altri appassionati che continuano a gestirli !

  6. Rispondi
    Fausto 19 Novembre, 2020

    Sei molto nostalgico Max, comprendo benissimo e condivido le emozioni che riemergono quando si rievocano quegli anni incredibili. Per me è stato lo stesso con l’Hard Rock dei ’70 e l’Heavy Metal degli ’80. Eviterei solo i riferimenti ai ragazzi di oggi e ai loro gusti musicali. Non possiamo pretendere di avere gusti e sensibilità allo stesso modo o di ritenerci in qualche modo “superiori”. Spero solo di poter un giorno visitare la tua discografia vinilica! 😉

  7. Rispondi
    Vito 19 Novembre, 2020

    Grande Max, condivido pienamente quello che hai scritto, leggendo il tuo post ho riassaporato quel fantastico periodo. Ricordo il desiderio di “fiondarsi” da Rock & Folk e da Maschio per cercare/ascoltare le novità Progr e Hard Rock e la grande gioia dell’acquisto di un LP. Purtroppo erano più le volte che si tornava a casa senza nessun “trofeo” perchè a quei tempi i soldi erano quelli che erano, ma era sempre e comunque una bella esperienza.

  8. Rispondi
    Tommaso 23 Novembre, 2020

    Caro Max, anche se ci separano qualche anno, sia dal punto di vista anagrafico, che e soprattutto dal punto di vista musicale, nelle tue parole ritrovo molto, se non tutto del mio trascorso musicale. Gli anni ’70 wono stati da molti punti di vista, uno snodo fondamentale per diversi generi musicali, e sono stati la culla di realtà che oggi risiedono nella cerchia del mito. La psichedelia ha lasciato il posto ad un genere denso di sperimentazioni musicali che, nel loro procedere, ha lasciato gemme preziose ed inestimabili. Sono gli anni della crescita e della consacrazione di mostri sacri come i Pink Floyd, King Crimson, Deep Purple, Genesis, solo per citarne alcuni ma, anche PFM, Orme, Banco, pensando al solo quadro Italiano.
    In tal senso lo scoprire la musica, per me è stato un viaggio meraviglioso, iniziato in un momento cronologicamente successivo, ma che mi ha portato indietro di un ventennio, ascoltando e suonando.
    Si….perchè per me il viaggio si è compiuto in un doppio senso: da un lato, il vinile, le musicassette, l’ascolto estatico di atmosfere suadenti e complesse per un dodicenne degli anni ’80, dall’altro la sfida che quotidianamente mi portava in modo autonomo e senza alcuna guida a percorrere sentieri difficili, viaggiando lungo il manico di una chitarra, che però, sempre quotidianamente portava soddisfazioni, assieme a comprensione e consapevolezza che la musica espressa in quegli anni sarebbe diventata una parte insostituibile, irinunciabile ed inevitabile della mia intera esistenza.

  9. Rispondi
    Ferruccio 23 Novembre, 2020

    … cùmpetent …

  10. Rispondi
    Giuseppe 23 Novembre, 2020

    Conosco Max e io che ho qualche anno in più sono cresciuto a 45 giri e Rock per cominciare.
    Avevo 15 anni nel ‘68, e già mi orientavo al jazz e tra i 45 giri ricorderei un bellissimo vinile The Spencer Davis Group, lato A: Gimme some lovin’ , lato B: Blues in F, era il gruppo di Stevie Winwood e quel Blues in F era una vera bomba❗️
    Nel ‘72 ero al pala sport di Torino a sentire i Traffic, un concerto impossibile da sentire per il fumo dei lacrimogeni, fuori era l’inferno…
    Dentro Stevie Winwood, Gim Capaldi, Cris Wood etc… suonavano Shoot out at the fantasy factory.
    Nel ‘73 acquistavo un LP appena uscito: Belonging un capolavoro di Keith Jarret, Jan Garbarek, Palle Danielsoon e Jon Christensen.
    Qualche sera dopo LP sotto il braccio da amici che costrinsi ad ascoltarlo in “religioso silenzio”, all’inizio tutti mi insultarono come il solito rompiballe, alla fine mi chiesero di rimetterlo.
    Avrei molti altri aneddoti… magari un’altra volta.
    Buon Vinile a tutti

  11. Rispondi
    Marco Cannarozzo 25 Novembre, 2020

    Ho letto con immenso piacere ed emozione la lettera di Max, mi ha riportato indietro negli anni, anche se all epoca, non mi ero ancora approcciato al mondo musicale del progressive, a favore del cantauturato italiano e , grazie a mio papà ai Rolling Stones, Beatles e Jazz. Il mio approccio avvenne con l ascolto di Trilogy E L P attraverso Radio2 Rai che nell 85 trasmetteva ancora musica di qualità, lontana dalle meteore di oggi, supportati da orribili auto-tune. Grazie Max per l emozione! Una bellissima macchina del tempo!

  12. Rispondi
    blacKcat 27 Novembre, 2020

    Questo articolo riesce ad evocare una sensazione di nostalgia, anche in colui che quei tempi li ha solo sentiti raccontare, o li ha solo ascoltati nei dischi. “I miei tempi”, sono più quelli dell’esplosione del CD. Il mio primo CD a 15 anni fu The Dark Side of the Moon, regalatomi dal classico cugino più grande: per i successivi 5 anni ascoltai solo Pink Floyd e per l’amore che avevo nei loro confronti, cominciai ad acquistarne i vinili: volevo avere nella mia collezione anche il supporto musicale per eccellenza! Ero giovane e squattrinato, ma durante ogni viaggio all’estero, l’unico souvenir che portavo via era un LP dei Pink Floyd. Oggi, oltre venti anni dopo, mi trovo ad essere io stesso uno sperimentatore musicale, nell’ambito della musica elettronica ed a sentirne spesso una qualche influenza “progressive” dei PL e degli altri grandi del genere dell’epoca… un epoca davvero produttiva!

  13. Rispondi
    Sara 27 Novembre, 2020

    Un racconto nostalgico, pieno di passione per la musica, quella vera che tocca le corde del cuore……………………

    Negli anni 70 ero piccola ma uno dei ricordi più vividi che ho è legato alla musica: quando a casa di mia nonna mi intrufolavo nella camera dello zio, incuriosita dalla sua musica e da tutti quegli strani strumenti vinili, amplificatori, casse, e lui teneramente mi metteva le cuffie e mi faceva sentire la canzone “Arthur Rimbaud” di Vecchioni che adoravo all’epoca ed amo ancora oggi…..

    Poi è arrivato Max che, alla stessa stregua, mi ha messo gli auricolari per farmi ascoltare gli Anathema e la storia continua…………………

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