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Quasi completamente bianco (The Beatles e Pink Floyd)

Copertina white Album Beatles Pink Floyd

Qualche giorno fa, mentre scorrevo gli album della Saluzzi’s Home Record Collection in cerca di qualcosa da ascoltare (e su cui magari fare un post), mi sono accorto che quando qualche tempo fa parlai album con le copertine in bianco e nero mi sono dimenticato di due pezzi da novanta.

Forse perchè nella ricerca mi focalizzavo troppo sul colore nero senza fare caso a questi album quasi completamente bianchi, o forse perchè sono dischi così importanti che spesso finiscono per essere dimenticati (vai a capire i meandri della psicologia…).

Fatto sta che in questo blog non ho ancora mai parlato del White Album dei Beatles e di the Wall dei Pink Floyd.

Musicisti nell’ombra: Gian Piero Reverberi

Gian Piero Reverberi for SHRCDalla ricerca sui King Crimson da cui è nato il post su Mel Collins ho imparato che esistono dei musicisti che hanno fatto la storia della musica pur restando lontani dalle luci della ribalta.

Da allora sono sempre molto attento quando mi ritrovo lo stesso nome in contesti diversi perchè musicisti di questo tipo, che potremmo definire “musicisti in ombra”, sono sempre in agguato.

E’ così che qualche tempo fa mi sono imbattuto in quello che ho scoperto essere il re dei “musicisti in ombra” della musica italiana: GIAN PIERO REVERBERI.

Vero e proprio creatore della musica leggera italiana, Reverberi ha collaborato con centinaia di artisti ed ha contribuito a scrivere, arrangiare o correggere un numero impressionante di album e di canzoni, anche molto famosi.

Non credo di esagerare dicendo che ciascuno di noi, a sua insaputa, almeno una volta nella vita ha cantato sotto la doccia una canzone in cui c’era lo zampino dell’autore genovese.

Non ci credete?

Leggete questo post!

Robert Wyatt ’68 – il Sacro Gra(al) della Scena di Canterbury

Wyatt '68 Front

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Non credo di esagerare dicendo che Saluzzi’s Home Record Collection è il sito italiano che ha gioito di più in assoluto all’uscita di Robert Wyatt ’68, un album pubblicato lo scorso martedì 8 ottobre 2013 e contenente le registrazioni fatte da Robert Wyatt ai TTG Studios di Los Angeles nell’ottobre del 1968, esattamente 45 anni fa.

Dico così in parte perchè in Italia di Robert Wyatt non frega niente a nessuno, in parte perchè proprio di queste session ho parlato diverse volte nel blog, in maniera anche approfondita.

Il contesto è noto ai lettori della saga Jimi Hendrix + Soft Machine che potete trovare qui.

I due gruppi tennero un lungo tour negli Stati Uniti durante gran parte del 1968 al termine del quale i Soft Machine si sciolsero e mentre tutti gli altri tornarono in Inghilterra, Robert Wyatt restò a Los Angeles ospite a casa di Jimi Hendrix e a passare le giornate ai TTG Studios (gli studi dove furono incisi Velvet Underground e Nico, Freak Out di Zappa e Waiting for the Sun dei Doors tanto per dirne qualcuno).

Le sette vite di Careful with that axe EUGENE

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Non è un mistero che il periodo che va dall’uscita di Syd Barrett alla pubblicazione di Dark Side of the Moon sia il mio periodo dei Pink Floyd preferito, e quando mi si presenta l’occasione di ascoltare qualcosa che non avevo mai ascoltato prima mi ci butto a capofitto.

E’ quello che è successo qualche giorno fa con questo Bootleg:

Complete paradiso tapes - late show (front)

Complete paradiso tapes - late show (back)

Assieme all’analogo Paradiso Early Show, il CD contiene l’esibizione integrale dei Pink Floyd del 23 maggio 1968 al Paradiso di Amsterdam, due concerti tenuti a Roma nello stesso periodo e qualche outtakes della colonna sonora di More.

Vale a dire le più “antiche” registrazioni dei Pink Floyd dopo l’uscita di Syd Barrett dal gruppo.

Oltre ad una versione di 9 minuti di Let There Be More Light, brano dell’album A Saucerful of Secrets (che all’epoca non era ancora uscito) decisamente raro da ascoltare live, la cosa che mi ha incuriosito di questo CD è Keep Smiling People, pezzo a me totalmente ignoto della lunghezza di ben 11 minuti.

Dopo aver ascoltato il disco ho scoperto che Keep Smiling non è altro che una versione embrionale di Careful with that Axe Eugene.

E’ incredibile come appena scavi un attimo nella storia dei Pink Floyd di quel periodo esce fuori qualcosa che è una versione precedente o una versione alternativa di Careful.

Ho deciso, quindi, di dedicare questo post alle sette (proprio sette!) vite di Careful with that axe Eugene.

Quella sera allo Speakeasy (Soft Machine & Jimi Hendrix 22 feb 1967)

Soft Machine play at Speakeasy

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I Soft Machine hanno mai suonato dal vivo con Jimi Hendrix oppure no? Se sì dove?

Internet in questo senso fa una grande confusione ma sembra che su una cosa siano tutto d’accordo: almeno una volta, il 22 febbraio 1967 Jimi Hendrix è salito sul palco dove stavano suonando i Soft Machine e, imbracciando il basso, ha iniziato una Jam session con loro.

Ma siamo certi?

I 45 giri anni 60 de mi’ Zio

Tra le varie “donazioni” fatte alla Saluzzi’s HRC c’è un gruppo di 45 giri appartenuti a mio zio e sua sorella quando erano piccoli.

dischi Parlophon, Carish, 45 giri anni 60, 7"

Non sono appassionato di 45 giri, più che altro perchè non li ascolto mai (negli anni 10 del 2000 è impensabile alzarsi ogni 3 minuti per andare a girare lato) ma questi sono cimeli originali degli anni 60!!!

Ho sempre pensato che questi fossero anche i pezzi più preziosi della mia collezione. In realtà girando su Discogs ho scoperto che questi dischi te li tirano dietro.

Però vabbè… ormai avevo già fatto le foto.

Ecco quindi un post sui 45 giri di mio zio!!

Jimi Hendrix & Soft Machine – Il Tour Estivo

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Una rarissima foto dei Soft Machine a 4 con Andy Summers
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Proseguiamo il racconto dell’avventura dei Soft Machine negli Stati Uniti come gruppo spalla della Jimi Hendrix Experience.

Arrivati alla fine di aprile del 1968 dopo nove settimane estenuanti di concerti in giro per il paese a bordo di un camioncino, e dopo aver registrato in fretta e furia ai Record Plant Studios di New York quello che sarà il loro primo album, il tour si ferma per un po’.

I Soft Machine tornano in patria ed ingaggiano l’ex chitarrista della Zoot Money’s Big Roll Band: Andy Summers.

Il futuro chitarrista dei Police inizierà una serie di prove con i Soft Machine che, in questo modo, tornano ad essere quartetto. Tra maggio e giugno la nuova formazione si esibirà anche in una manciata di concerti in Inghilterra e negli Stati Uniti (di cui purtroppo non esiste nessuna registrazione) fino a quando i quattro capirono che le cose da un punto di vista musicale non andavano e, la leggenda vuole che sia stato su pressione di Kevin Ayers, i Soft mandano via Summers e tornano nella formazione a tre.

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Un concerto a Detroit dei Soft Machine a 4 senza la Jimi Hendrix Experience

A fine luglio, dopo questa parentesi, il managment decide di rimettere insieme la “carovana” e di ripartire con il tour con la Jimi Hendrix Experience.

Jimi Hendrix & Soft Machine – Il Tour

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Jimi Hendrix Experience & Soft Machine

Foto di gruppo della fine ’67, inizi ’68. Sopra la Jimi Hendrix Experience, sotto Kevin Ayers col basco, Robert Wyatt e Mike Ratledge

 

Dato il grande successo della serie di rapporti tra i Pink Floyd e la scena di Canterbury (che finora ha avuto ben 46 visite di cui 44 mie, una di mio fratello ed una di un amico) ho deciso di iniziare un’altra saga dedicata ai rapporti tra i Soft Machine e Jimi Hendrix.

Hendrix ed i Soft Machine, infatti, hanno condiviso lo stesso managment che li ha fatti conoscere, collaborare diverse volte in studio e fare numerosi concerti assieme tra cui un lungo ed estenuante Tour negli USA nel 1968.

Questo primo post è dedicato proprio a quel tour ormai entrato nella leggenda.