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Parlando di dischi solisti (di membri di Pink Floyd e Yes)

Wakeman - 6 mogli Costa

Diciamocelo, la vita di gruppo è stressante.

Sballottati di qua e di là per mesi senza una casa, senza un punto di riferimento, senza una famiglia.

Per non parlare delle registrazioni in studio: ogni cosa deve passare al vaglio degli altri e c’è sempre quel bassista sbruffoncello che vuole dire la sua;  d’altronde le cose più importanti le ha scritte lui…

E’ proprio dura!

La storia, però, parla chiaro, i casi di solisti che hanno lasciato un gruppo in attività per intraprendere una propria carriera migliore, o anche solo alla pari di quella del gruppo precedente, si contano su una mano.

Sting… Peter Gabriel… Paul McCartney… e non me ne vengono più in mente.

Per fortuna hanno inventato gli album solisti, una boccata d’aria fresca per il musicista stressato dalla quotidianità. Sto parlando di quegli album pubblicati da un musicista mentre il suo gruppo di riferimento è ancora attivo. Il concetto è spiegato bene qui.

In genere questi album non hanno alcuna pretesa commerciale, non sono un “dovere” nei confronti del pubblico e/o della casa discografica ma un vero e proprio sfogo per il musicista che, finalmente, può scrivere, arrangiare e registrare un album senza giudizi ed imposizioni dall’esterno, ma come gli piace.

E proprio per il fatto di essere solo un divertissement spesso sono delle vere e proprie chicche!

Spulciando nella SHRC, ne ho trovati abbatanza da farci un bel post sopra, tutti o quasi di membri di Pink Floyd e degli Yes (strano 🙂 ).

Prede del Music Day (I Love PINK FLOYD!)

Cacciatore di Vinili, Music Day Roma

Sul post dedicato al Music Day, la fiera di vinili tenuta a Roma lo scorso settembre, avevo evitato di parlare dei dischi che avevo preso per non fare lo stesso errore già fatto nel post del viaggio in Olanda dove per dare importanza al contesto ho trascurato la musica.

In questo modo, invece, ho tutto il tempo di fare un bel pistolotto sui miei amati Pink Floyd arricchito da vivaci foto di vinili colorati.

Vale a dire un post sulle prede del Music Day Roma!!

Discografie alternative:The Man and the Journey dei Pink Floyd

Amsterdam 69 inside opt

Qualche giorno fa impazzavano nel web un po’ di articoli (questo ed alcuni post di questo blog) che si immaginavano una storia alternativa dei Pink Floyd dove Syd Barrett non si era bevuto il cervello ed era rimasto alla guida del gruppo.

Yes: Tales from Topographic Oceans ovvero ‘Del Bello in Musica’

Elements from yes tales from topographic oceans by SHRC

L’album Tales from Topographic Oceans degli Yes ripropone una questione estetica cara ai filosofi dell’arte dai tempi della “Critica della Ragion Fracica” di Kant che suona più o meno così:

L’arte (in questo caso la musica) per essere bella deve assecondare i gusti del pubblico e, quindi, sarà tanto più bella quanto più sarà “accessibile” senza sforzi dello spettatore, oppure può esistere un’opera d’arte che sia indipendente dai gusti del pubblico, che pretenda che sia quest’ultimo a fare un piccolo sforzo per essere compresa, ma che, nonostante questo, possa comunque essere considerata bella?

Come succede sempre nella filosofia di questi tempi, entrambe le tesi sono corrette e percorribili.

Ogni volta che si parla di quest’album degli Yes, quindi, a seconda se chi scrive appartiene all’una o all’altra corrente, lo giudica una schifezza inascoltabile oppure una delle cose più importanti della musica moderna.

E’ lo stesso Jon Andreson, cantante del gruppo ed ideatore del “concept”, a spiegare che non siamo di fronte ad un disco qualsiasi:

Mirabolanti avventure alla ricerca del vinile perfetto in Olanda

Olanda on Vinyl

Da un po’ di tempo a questa parte anche io non riesco a controllare l’irresistibile richiamo del vinile e quando sono in viaggio la mia mania dei vinili si trasforma in una mania di ricerca di negozi di dischi.

Ogni volta che entro in un negozio di dischi vivo delle avventure nuove e quando, una volta tornato a casa, mi ritrovo fra le mani un disco che ho acquistato durante un viaggio, la storia del disco si fonde con quella del negozio dove l’ho acquistato e con le persone con cui ero, con gli stati d’animo, i ricordi e le sensazioni di quel posto.

Sono da poco stato ad Amsterdam, la terra perfetta per mirabolanti avventure a caccia di vinili.

Album del 1972 – Quarant’anni e non sentirli

Happy birthday vinyl

Il post dedicato a Battiato terminava con una riflessione su quanto sia strana la logica dietro la celebrazione degli album che compiono gli anni che vorrei riprendere qui.
Se a qualcuno, infatti, viene riservato un pomposo cerimoniale che dura fino al piallamento totale degli attributi, per altri, magari altrettanto importanti, non c’è neanche il tempo di spendere due righe.