Una Suite Lunga 50 Anni

“La suite è una composizione musicale nata in età barocca… I vari brani della suite erano composti per essere suonati in sequenza e nella musica barocca hanno tutti la stessa tonalità e una struttura identica. La suite porta anche il nome di ordre, partita o sonata da camera…”

Con la nascita del genere progressive, questa definizione fu trasportata dalla musica classica alla musica moderna e adattata al nuovo movimento musicale che stava nascendo.

Si passò da composizioni di durata breve (3-4 minuti) a composizioni più lunghe e complesse, arrivando a brani la cui durata sfiorava quasi sempre i 20-25 minuti, occupando un’intera facciata del vinile o, in alcuni casi, un disco intero (il concept album).

Nascevano le Suite dell’era progressive-rock.

Mentre in ambito classico si dovevano rispettare schemi e partiture ben definite, nel progressive i musicisti si prendevano ogni libertà possibile, creando delle vere e proprie storie in musica, nelle quali le varie sezioni servivano a raccontare le diverse fasi narrate.

Lo facevano mescolando stili ed emozioni differenti, proprio in una vera e propria colonna sonora.

LE SUITE PROGRESSIVE PIU’ BELLE

I PINK FLOYD furono tra i primi a tuffarsi in queste nuove saghe musicali.
Con la suite creata per l’album ATOM HEART MOTHER, composero una vera e propria sinfonia, con tanto di coro e orchestra.

L’anno successivo, utilizzarono più o meno la stessa struttura musicale per dar vita ad ECHOES, dall’album Meddle, ma con venature meno classiche e più prog-oriented, con melodie più asciutte e riuscite.
Crearono quindi i presupposti per il successivo capolavoro THE DARK SIDE OF THE MOON, concept album che può essere considerato anch’esso una lunga suite, per tematiche e contenuti musicali.

Anche i GENESIS, una delle band di maggior spicco dell’intero panorama progressivo, si cimentarono con la suite. Lo fecero una sola volta, ma lo fecero alla grandissima, componendo uno dei capolavori assoluti del genere.

Stiamo ovviamente parlando di SUPPER’S READY, vero e proprio caleidoscopio musicale diviso in sette atti. Il testo del lungo brano è un continuo susseguirsi di metafore linguistiche e di melodie complesse che mutano continuamente. Le argomentazioni bibliche e mitologiche si sprecano, creando un vero e proprio indimenticabile affresco musicale, dove Gabriel e soci danno il loro meglio. Resterà uno dei cavalli di battaglia live del gruppo, anche dell’era Collins.

Tra le suite più apprezzate e conosciute, non possiamo non citare TARKUS del supergruppo EMERSON, LAKE & PALMER, storia di un essere fantastico, metà armadillo e metà carro armato, il cui unico scopo è combattere. Il brano, che occupa l’intera facciata A dell’omonimo album è composto per la quasi interezza da Keith Emerson, che qui dà sfogo ai virtuosismi tastieristici che lo resero famoso negli anni a venire.

Il trio si supererà, in quanto a perfezione e maestria nella monumentale suite KARN EVIL 9, che su BRAIN SALAD SURGERY arriverà ad occupare 1 facciata e mezzo del disco, sfiorando i 30 minuti di durata.
Il brano, con testi che fanno riferimento ad un distopico futuro in cui le macchine si ribellano all’uomo, fu l’apoteosi, mai più raggiunta, della tecnica compositiva del gruppo.

Gli YES, altra band di punta del filone, forse più avvezza di altre a queste lunghe e articolate composizioni, dall’album CLOSE TO THE EDGE, estrassero dal cilindro l’omonima indimenticabile suite, che diventerà uno dei grandi monumenti del rock progressivo.

A differenza del sopra citati Emerson, Lake & Palmer, le loro musiche erano meno prettamente tecnicistiche e i loro testi trattavano temi più filosofici e spirituali, che ben si sposavano con le indimenticabili cover di Roger Dean.


Non solo Pink Floyd, EL&P, Genesis e Yes… praticamente quasi tutti i gruppi dell’epoca si cimentarono con la “SUITE”.

Uno di questi, i Jethro Tull, ne composero una da annoverare senza alcun dubbio tra le più riuscite: THICK AS A BRICK, che diede anche il titolo all’omonimo album, unico brano diviso in 2 parti, una per lato, per la durata totale di ben 43 minuti!

Come non ricordare l’indimenticabile cover fatta a giornale che si apriva e si leggeva come un vero quotidiano. Qui si narra la storia di un tale Gerald Bostock, bambino prodigio di 10 anni che partorì appunto la storia narrata nel disco e che vinse un premio letterario, ma che fu squalificato in diretta televisiva per aver pronunciato una parolaccia.

In questo disco Ian Anderson & soci raggiunsero l’apice della loro creatività.

All’interno di questa monumentale composizione si distinguono varie differenti canzoni, collegate tra loro da raffinate parti strumentali, a formare un’unica vera sinfonia prog!

Continuando nell’elenco delle SUITE più famose , non posso non citare la cupa e minacciosa
A PLAGUE OF LIGHTHOUSE KEEPERS dei Van Der Graaf Generator, dove gli incubi più neri di un guardiano del faro in preda alla follia si sposano con le drammatiche e oscure melodie contenute in questi 23 minuti di puro capolavoro.

La canterburiana e jazzata NINE FEET UNDERGROUND dei Caravan, la fascinosa e medioevaleggiante LIZARD dei King Crimson (unica suite mai composta dal gruppo), la distopica e Zeppeliniana 2112 dei Rush, niente tastiere, solo riff e arpeggi in uno stile molto hard-rock..

Anche in Italia, sull’onda anglosassone, le maggiori band nostrane dell’epoca si cimentavano in composizioni lunghe e articolate, per la maggior parte concept album che non erano delle vere e proprie suite, ma interi dischi con un’unica tematica, a raccontare fantasiose storie in musica, aventi come tematiche pianeti immaginari (FELONA E SORONA delle Orme), antichi continenti scomparsi (ATLANTIDE dei Trip) o arrivavano a trattare in musica l’evoluzione della vita (DARWIN del Banco del Mutuo Soccorso)…

Quella che allora era un vero e proprio marchio di fabbrica della musica progressiva, col tempo scomparve, per ritornare prepotentemente con l’avvento del neo-prog o del prog-metal.

Basti pensare ai maestri del genere, i DREAM THEATER, che sin dai loro esordi negli anni 90, studiarono a fondo la lezione di Yes e Genesis, per riproporla, riveduta e corretta con suoni più heavy e moderni in alcune delle loro opere più belle : da A CHANGE OF SEASON (La Suite per eccellenza di Petrucci & co) all’intero album METROPOLIS (il loro concept-capolavoro).

Ancora oggi, oltre 50 anni dopo le prime storiche suite Floydiane, assistiamo ad un brulicare di band che attingono a piene mani dalla scuola dei loro avi settantiani, che tra nostalgie e slanci di innovazione, sfornano sempre prodotti di elevata qualità artistica.

A rafforzare tutto ciò, nell’ultimo decennio assistiamo alla nascita di tantissimi festival musicali di genere (l’oceanica CRUISE TO THE EDGE, il NIGHT OF THE PROG di Loreley o il nostrano 2 DAYS PROG+1 di Veruno) che mescolano nel loro ricchissimo bill di artisti vecchie glorie progressive a nuove band del momento, attirando costantemente migliaia di appassionati.


Riepilogando:

Le 10 Migliori suite del Progressive Rock

  1. Genesis – Supper’s Ready (durata: 22:57 – album: Foxtrot – anno : 1972)
  2. Yes – Close To The Edge (durata: 18:43 – album: omonimo – anno :1972)
  3. Jethro Tull – Thick As A Brick (durata: 43:50 – album: omonimo – anno :1972)
  4. Emerson, Lake & Palmer – Tarkus (durata: 29:37 – album: Brain Salad Surgery – anno: 1973)
  5. Emerson, Lake & Palmer – Karn Evil 9 (durata: 29:37 – album: Brain Salad Surgery – anno: 1973)
  6. Pink Floyd – Echoes (durata: 23:31 – album: Meddle – anno: 1971)
  7. Pink Floyd – Atom Heart Mother (durata: 23:38 – album: omonimo – anno: 1970)
  8. King Crimson – Lizard (durata: 23:15 – album: omonimo – anno: 1970)
  9. Caravan – Nine Feet Underground (durata: 22:43 – album: In the Land of Grey and Pink – anno : 1971)
  10. Rush – 2112 (durata: 20:34 – album: 2112 – anno: 1976)

Max è uno degli amministratori del gruppo Facebook PROG e DINTORNI dove trovate, tra l’altro, i dischi del 1971 che quest’anno compiono 50 anni… tanta roba

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7 Comments

  1. Grandissimo articolo. Scritto da un vero intenditore del campo musicale. I miei complimento a Max60. Resto in attesa di nuovi articoli.

  2. Capisco la classifica ma non la condivido in pieno … sposto molto più in alto i Caravan e ci metto i Colosseum di Valentyne Suite .
    In ogni caso l’autore è promosso a pieni voti

  3. il Ferruccio mi ha colto “in fallo”.. hai ragione, grave mancanza Valentyne Suite.. ma nella mia classifica non sarebbe stato nelle primissime posizioni.. grazie comunque per i compliments

  4. Grande ritorno quello di Max! L’attesa dei sui articoli è sempre più giustificata dai validi e affascinanti contenuti. Una piacevole scoperta questa “lezione” sulle suite. Ogni volta i tuoi racconti mi fanno immergere nei periodi musicali trattati seppur non avendoli vissuti o non conoscendoli a pieno. Questa volta ha richiesto tempo l’ascolto di qualche chicca.. Ma ne è valsa la pena! Il rimpianto, come sempre, è di non aver assaporato concretamente quei periodi che paiono così lontani, viaggi musicali tra artisti che di “viaggi”, per poter scrivere la storia della musica, devono averne fatti di belli!! Al prossimo articolo!

  5. Grande Max, bellissimo articolo, pezzi da non dimenticare mai!!

  6. Se i Colosseum, allora come si fa a tenere fuori Moon in June dei Soft Machine? E se ci sono due slot per Pink Floyd EL&P, perché non tenere un secondo posticino anche per gli Yes con Relayer o l’epico Tales for Topographic Oceans (che potrebbe occupare 4 posizioni da solo)? La verità è che 10 posizioni sono poche per la quantità di capolavori sfornati… bell’articolo, anche se tagliato un po’ con l’accetta: poteva tranquillamente svilupparsi in più puntate!

    • Ciao Fabrizio, dunque.. parto dal fondo : si l’articolo potrebbe sembrare tagliato con l’accetta, ma è una cosa voluta, una scelta essenzialmente dettata dalle regole del blog che impongono pezzi non troppo lunghi.. diluirlo in più puntate dici ? si poteva essere un’idea, anche se io amo spaziare da un argomento all’altro di solito.. non mi piace fare articoli continuativi…
      per quanto concerne invece la parte musical, si a mio parere gli Yes avrebbero meritato anche l’inserimento di The Gates of Delirium e Awaken, ma non di Tales From… è un disco che non ho mai amato moltissimo.. troppo pomposo e ridondante.. pesante da ascoltare e poco fruibile. Poi tieni conto che questo è un blog “personale” per cui contano molto i gusti del singolo.. Moon in June è bella per carità.. reputo i Soft Machine una grande band, ma per me comunque viene dopo tante altre suite.

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